Duecento. Un numero mastodontico, ma così piccolo da perdersi nei millenni di miliardi d’anni di questo lembo di terra. Il prossimo 4 settembre verrà celebrato il bicentenario della nascita del compositore austriaco Joseph Anton Bruckner. Nato ad Ansfelden, per dirla alla Wilhenlm Furtwängler, è stato un artista capace nel mondo che ci circonda di avere «l’effetto di massi erratici, di memorie di un grande e remoto passato».
In questo scenario si staglia il saggio Bruckner, gigante della Sinfonia (366 pp., 24 euro) in cui sono raccolti gli scritti del non solo musicologo, ma vero storico- Paolo Isotta, ipse dixit - Piero Buscaroli. Il compianto autore e critico musicale emiliano ribolle attraverso le sue righe, proprio come faceva in vita, grazie alla curatela del testo da parte di Luigi Ferrari, autore della premessa del volume, di Carlo Fontana, che per l’occasione ha redatto una gustosa testimonianza della sua amicizia con Buscaroli, e la collaborazione della fondazione Teatro Comunale di Bologna. Il corposo tomo è contenuto all’interno della collana l’Archeometro, per i tipi di Bietti.
Mappata la dimensione dell’impresa letteraria ci immergiamo nella natura del testo. Il titano dell’armonia è tornato a Bologna, come spiegato dal sovrintendente del teatro felsineo Fulvio Macciardi, dove al compositore tardo-romanico sono dedicati ben quattro appuntamenti che andranno in scena durante la stagione sinfonica ( 29 marzo, 5 maggio e 19 settembre).
Il direttore d’orchestra Oksana Lyniv, che si cimenterà con le opere di Bruckner, ha ricordato ai colleghi de il Resto del Carlino come le composizioni dell’austriaco contrapponevano «l’uomo, con le sue emozioni, il suo modo e i suoi costumi, alla natura che lo circonda, con la sua abbagliante e irraggiungibile perfezione divina». Indelebile, infatti, il legame del gigante della sinfonia con l’Onnipossente. Lui stesso ricordava la sua «natura infiammata di cattolico», contrapposta al «freddo temperamento di protestante» di Brahms. Del resto è proprio lì nella fede, nel rapporto con l’Altissimo, che sgorgano ed emergono i temi più eclettici, più eccellenti, più insigni.
OSTEGGIATO
Ma quanta fatica per essere ricordato, per essere celebrato, per sfuggire alle grinfie di un’essenza da «organista mistico, contadino strambo, primitivo, inclassificabile» e lontano decenni luce dalla trivialità che porta in dote il XIX secolo. Tanti lo hanno avversato, vituperato dimenticandosi le parole di Wagner rivolte a Richter. «Io non conosco che un uomo che può avvicinarsi a Beethoven: egli è Bruckner». Hans von Bülow lo definì «mezzo genio e mezzo cretino», Gustav Mahler non si scostò di molto scrivendo «mezzo Dio, mezzo babbeo». «Nella storia della musica ci fa la figura dell’idiota del villaggio», infine, il genio francese di Lucien Rebatet annovera il suo giudizio nell’espiazione e nel pentimento delle insulsaggini riferite proprio a Bruckner. E qui ci viene in aiuto Piero Buscaroli.
Ha sempre visto nel linguaggio «organizzato e maturo» la chiave di volta per poter generare e far generare un grande artista. Le parole, i suoni, le idee come fossero incastonate dal subconscio, che diventa conscio, capaci di trovare la via dell’universalità scovando la direzione di una coscienza dotata a dismisura. Ecco Joseph Anton Bruckner.
Nel 1885 la gloria entrò per sempre nell’esistenza del compositore grazie al suo personale Te Deum. Il mondo teutonico e quello anglosassone ai piedi della sua illuminazione. Qui c’è il gesto finale di una coralità sinfonica che si incornicia tra Cantate, Passioni, Messe di Bach e di Beethoven. «La sua roccia scabra, i suoi bagliori fiammeggianti concludono un grande cammino con la subitaneità imperiosa di cui muoiono, secondo Oswald Spengler, le arti faustiane”. Mistico Buscaroli. I pensieri non chiamati bussano forte e inondano l’Europa. Un profluvio eternamente europeo. Legato a doppio filo all’estro di Wagner ha saputo, Bruckner, trovare una sua dimensione collocando nella genie di questo continente le sue armonie.
Con la Quinta Sinfonia - realizzata nel 1877, ma eseguita solamente nel 1894 - ha dovuto scollegarsi dal Richard Maestro dei Maestri, tracciando la sua autostrada nella creazione di immense opere d’arte. Opere immerse in una responsabilità spirituale tanto elevata quanto sentita e compresa. Nulla al di fuori della trance, tutto nella trance. Perché è qui che emerge il vero valore. Qui dove non si può mentire davanti alla primordialità dell’ingegno. Solo Buscaroli, con la sua ricettività fascista, come ricorda Fontana nelle pagine conclusive del testo, poteva sublimarci nel ricordo e nelle composizioni di Bruckner. Seduti innanzi all’apoteosi dove «sentimento e forma, estasi e sapienza, coscienza e forza» mischiano i loro contenuti generando un vortice di umana creazione. Specchiandocisi nella «riverente silenziosa ammirazione». Perché se la Settima Sinfonia era andata in direzione del Re di Baviera, l’Ottava lambiva l’Imperatore d’Austria, la Nona, l’ultima per antonomasia, semplicemente veniva dedicata “al caro Dio”.
Il bilancio delle devastanti inondazioni causate dalla tempesta che ha colpito il Texas centrale sale ad almeno 51 morti. Ventisette i dispersi.Il dato ufficiale fornito dalle autorità parla ancora di 43 vittime ed è probabile aumenti nella zona più colpita della contea di Kerr. Sempre le autorità sabato in una conferenza stampa hanno dichiarato che 15 delle vittime erano bambini. Il governatore Greg Abbott ha promesso che le squadre avrebbero lavorato 24 ore su 24 per soccorrere e recuperare le vittime. Ancora da ufficializzare il numero delle persone disperse, a parte 27 bambine che si trovavano in un campo estivo femminile.