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Meloni-Magyar, il patto sull'immigrazione: "Come fermermo l'illegalità"

di Fausto Carioti venerdì 8 maggio 2026

4' di lettura

Cambiano i capi di governo in Ungheria, ma il rapporto con l’Italia e Giorgia Meloni resta intatto. Péter Magyar ha vinto le elezioni meno di un mese fa, mettendo fine all’epopea di Viktor Orbán, ma gli entusiasmi della sinistra italiana, già raffreddatisi, ieri hanno ricevuto una doccia gelata. Magyar, conservatore e leader di un partito che appartiene all’ala destra dei Popolari europei, pur non essendo ancora entrato in carica, ha scelto Meloni come primo leader con cui avere un incontro bilaterale.

È lui stesso, a colloquio finito, a fare un bilancio sui social network: «Abbiamo constatato che Italia e Ungheria condividono posizioni simili su molte questioni, che si tratti di adottare misure decisive contro l’immigrazione illegale, dell’adesione all’Ue dei Paesi dei Balcani occidentali o del rafforzamento della competitività degli Stati membri». Fa sapere di avere invitato Meloni in Ungheria e di avere concordato un sostegno agli investitori dei due Paesi, nonché il completamento nel più breve tempo possibile del terminal ungherese nel porto di Trieste. Chiude augurando «lunga vita all’amicizia italo-ungherese». Considerazioni che Magyar accompagna con un video dell’incontro in cui ha messo come sottofondo la musica dei Ricchi e Poveri: “Sarà perché ti amo”, manco a dirlo.

Continuità, insomma. La stessa che si registra a palazzo Chigi, dove una nota spiega che il «primo scambio di vedute» ha confermato la «solidità» dei rapporti tra Italia e Ungheria sia riguardo ai «principali dossier bilaterali», come la cooperazione nella difesa, sia sulle «tematiche prioritarie» della Ue, a partire «dal rafforzamento della competitività europea e della gestione del fenomeno migratorio».

I due leader lavoreranno insieme a Bruxelles e ci sono i presupposti per costruire qualcosa di simile al rapporto che Meloni aveva con l’«amico» Orbán. Inizieranno dal controllo dell’immigrazione irregolare da parte della Ue, non a caso enfatizzato da ambedue.

Assieme alla questione iraniana e al rialzo dei costi dell’energia, l’immigrazione è stata il filo conduttore di tutti gli incontri che Meloni ha avuto ieri. In visita a Palazzo Chigi, nel pomeriggio, si è presentato il primo ministro polacco Donald Tusk, pure lui nel Ppe. Al termine del confronto i due sono apparsi insieme davanti alle telecamere. La premier ha ricordato che a Bruxelles si sono «ritrovati molto spesso a condurre le stesse battaglie», tra cui quella contro i meccanismi Ue che «contribuiscono a gonfiare artificialmente i prezzi dell’energia», come il «sistema Ets» che grava sulle aziende che emettono CO2.

Lei e Tusk, ha rimarcato, si sono «sempre trovati sulla stessa lunghezza d’onda» anche «sul tema della lotta all’immigrazione illegale». E ha ringraziato la Polonia perché «è in prima fila per difendere i confini esterni dell’Unione» dagli ingressi irregolari. Tusk ha ricambiato: «La Polonia capisce molto bene la necessità dell’Italia di avere un sostegno per quanto riguarda le politiche del Mar Mediterraneo. Anche grazie a Meloni siamo riusciti a convincere gli altri Paesi della necessità di difendere le frontiere europee».

Per queste e altre ragioni (inclusi i valori in comune tra i due Paesi, rafforzati dal lungo pontificato di Karol Wojtyla) hanno concordato di avviare le consultazioni per rafforzare il partenariato tra Italia e Polonia, tramite un nuovo trattato di amicizia che sostituirà quello siglato nel 1991.

Di controllo dell’immigrazione e investimenti nel settore dell’energia Meloni ha discusso con il primo ministro del governo di Unità nazionale libico, Abdul Hamid Mohammed Dbeibeh, ricevuto a palazzo Chigi prima di Tusk. Un confronto che rientra nell’operazione della premier per diversificare le fonti di approvvigionamento. In più, con il leader di Tripoli, è stato affrontato il tema dei cittadini libici detenuti in Italia. C’è la volontà, ha detto Dbeibeh, di «accelerare le procedure relative all’attuazione dell’accordo sullo scambio di prigionieri».

Stamattina sarà il segretario di Stato americano, Marco Rubio, a incontrare Meloni per quella che a Roma definiscono «una visita di cortesia». Più articolato il colloquio che Rubio avrà prima alla Farnesina con Antonio Tajani, al quale potrebbe partecipare pure Guido Crosetto. Il ministro degli Esteri ha assicurato che non discuterà delle «battute» con cui Donald Trump ha criticato il papa.

Si parlerà del Libano. Lì l’Italia ha una presenza forte che intende mantenere anche dopo la missione Unifil (che scadrà a fine anno), e svolge un ruolo che torna utile agli Stati Uniti, i quali potrebbero chiederle di rimanere, magari partecipando a una nuova missione multilaterale. E si parlerà, inevitabilmente, dei rapporti bilaterali tra Roma e Washington, dopo le minacce di Trump di ritirare i suoi 13mila soldati dall’Italia, e del ripristino della libertà di navigazione nello stretto di Hormuz. Una partita in cui potrebbero avere un ruolo i cacciamine italiani. Il governo confermerà a Rubio la disponibilità a inviarne due per mettere in sicurezza quel tratto di mare, una volta cessato il conflitto e ottenuto il via libera dal parlamento.

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