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"No a purghe contro la cultura"

La polemica
domenica 18 febbraio 2018

2' di lettura

Roma, 12 feb. (AdnKronos) - "No a purghe" e a "liste di proscrizione". Infuria la polemica politica dopo che ieri Federico Mollicone, responsabile Comunicazione di FdI, commentando la discussione nata tra Giorgia Meloni e il direttore del Museo Egizio di Torino Christian Greco sullo sconto agli arabi, ha annunciato che, una volta al governo, Fratelli d'Italia realizzerà "uno spoil system automatico al cambio del ministro della Cultura per tutti i ruoli di nomina". Parole che hanno scatenato un polverone. Mollicone ha poi precisato di non aver "mai scritto di voler cacciare il direttore Greco del Museo egizio". Sul caso è intervenuta oggi anche la Meloni, che ha sottolineato: "È una bufala inventata dalla stampa la notizia che Fratelli d'Italia voglia cacciare il direttore del museo egizio di Torino. Io non l'ho mai detto. Ciò non toglie che abbiamo diritto di dire che questa iniziativa dei biglietti scontati solo per gli arabi è discriminatoria verso gli italiani". Su Twitter il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini scrive: "Noi le persone competenti come Christian Greco, con esperienza internazionale e indipendenti le abbiamo chiamate a dirigere i musei italiani. La destra minaccia di cacciarle perché non ubbidiscono. E’ proprio vero: il lupo perde il pelo ma non il vizio". "È l'Italia del 2018, ritornano le liste di proscrizione a firma del forze di destra", sottolinea Emanuele Fiano, responsabile Sicurezza del Pd. Mentre Nicola Fratoianni, capolista di Liberi e Uguali a Torino, scrive su Twitter: "Ora dalla Meloni e dai suoi manipoli di seguaci, dopo il preavviso di cacciata del direttore #MuseoEgizio, mi aspetto pure l'annuncio di una bella purga all'olio di ricino al grido di 'Prima le Mummie Italiane!!'...". "Erano fascisti e rimangono fascisti", dichiara Angelo Bonelli, fondatore della lista Insieme e coordinatore nazionale dei Verdi, che aggiunge: "Vogliono applicare le purghe di antica memoria a chi non è allineato al dettame culturale Meloni/Salvini. E questa minaccia di epurazione - conclude - offre un motivo in più per evitare che vadano al governo".

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