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Bankitalia, la chat nel Pd: scontro tra il governo e Matteo Renzi sulla sfiducia a Ignazio Visco

di Giovanni Ruggiero domenica 22 ottobre 2017

3' di lettura

Sono bastate appena 24 ore per smascherare la favoletta di Matteo Renzi e Paolo Gentiloni tenuti all'oscuro sulla sfiducia del governatore di Bankitalia. Tutti sapevano, dal Pd al governo. Anzi nelle ore precedenti la pressione sul premier era arrivata a livelli stratosferici. Un retroscena di Repubblica ha rivelato il fitto scambio di messaggi su Whatsapp tra il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Anna Finocchiaro, e una decina di parlamentari Pd. I toni non sono per nulla sereni. Il pomeriggio del 17 ottobre comincia alle 14, quando il capogruppo del Pd, Ettore Rosato, annuncia alla riunione dell'ufficio di presidenza di voler presentare una mozione propria su Bankitalia, come un partito d'opposizione qualunque. Gentiloni lo viene a sapere, ne resta sorpreso e incarica la Finocchiaro di trovare un accordo per ammorbidire i toni dei renziani. Il lavoro dietro le quinte della Finocchiaro però non raccoglie consensi tra i parlamentari Dem, soprattutto quelli vicini al ministro Andrea Orlando. Alle 17.08 Marco Meloni scrive alla Finocchiaro: "Io così questa mozione non la voto", un altro rincara la dose: "Ma che cos'è sta cazzata?". La ministra prova a calmare gli animi: "Il testo è stato modificato. È stata una vera impresa". La chat continua mentre sono tutti in aula, compresa la Finocchiaro. Il clima con il passare dei minuti si fa sempre più incandescente, basta leggere quel che scrive la prodiana Sandra Zampa: "Rosato è accecato dal renzismo. E l'errore di oggi è lo stesso dei vitalizi. Corriamo dietro ai forcaioli a 5 stelle. Perché abbiamo paura. Per questo perderemo". Passa ancora qualche minuto, sono le 17.10 e la Finocchiaro getta acqua sul fuoco, o almeno ci prova: "È stata accettata anche un'ulteriore riformulazione proposta dal governo e che non era stata accettata da Rosato. Fidatevi". Dal governo si sono mossi su più fronti per evitare lo scontro istituzionale col Quirinale - è il presidente della Repubblica a nominare il governatore della Banca d'Italia su indicazione dell'esecutivo - dato che conferma ancora una volta quanto tutti fossero informati di quel che stava accadendo. Le modifiche passate sono state due, la prima alle 14, la seconda direttamente in Aula da parte del sottosegretario all'Economia, Pier Paolo Beretta, che è riuscito a far eliminare l'accusa contro Visco sulla "prevenzione e gestione delle crisi bancarie". La chat non si ferma, alle 17.10 il deputato Meloni contesta la presenza nel testo di una "nuova fiducia". La Finocchiaro risponde che non è riuscita a cancellare quel passaggio, così come era riuscita sulla richiesta renziana di "discontinuità". Dalla segreteria Pd sarebbero disposti a tutto purché passi il loro testo, anche mandar sotto il governo. La tensione si fa a mille, il deputato Carlo Dell'Aringa critica il lavoro della Finocchiaro, lei però non ci sta a incassare: "Proponi un'alternativa. Io avevo una mozione inaccettabile e l'ho resa accettabile per conto del governo col conforto di Gentiloni e Padoan". I due però sarebbero stati informati solo dopo pranzo. Pochi minuti prima del voto, alle 17.18, la chat diventa infuocata e si arriva dritti alle minacce da parte della Finocchiaro a chi paventa di non sostenere il testo: "Il governo non può limitarsi a non votare ed era preferibile non farsi sconfiggere in aula dal gruppo Pd con la sua mozione". Una prospettiva assolutamente reale. 

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