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Sardine, il vero piano di Mattia Santori: ecco come vuole prendersi il Pd

di Gabriele Galluccio domenica 26 gennaio 2020
5' di lettura

La manifestazione di Bologna organizzata dalle Sardine, detta «In mare aperto», è stata l'espressione del delirio para-napoleonico dei suoi inventori. Dopo Lenin, dopo Gramsci, ecco Santori. Aveva annunciato la «svolta storica». Si è risolta in un golpe di piazza e di rock and roll nella sinistra. Dopo il Pci, il Pd, morti di vecchiaia ci sono le Sardine. Che destino, povere bandiere rosse. Ha detto oggi tra una folla attirata dalle batterie e dalle chitarre elettriche: «Abbiamo capito che per tante persone, siamo la prima vera alternativa al sovranismo e al populismo di destra». Per approfondire leggi anche: Sardine, l'ultima provocazione Papeete Con l'identica sicumera dei vecchi politici e sindacalisti, Mattia Santori, il loro leader (sarebbero in quattro le sardine capo, ma le altre tre se ne stanno già in salamoia, specialmente la ragazza, che, come spiega bene Amadeus, è «un passo indietro») crede di essersi seduto a cavallo della storia. I giornali hanno abboccato. Repubblica ieri nelle prime righe parlava di «megaraduno», il Quotidiano nazionale azzeccando lo aveva qualificato in anticipo come «megashow». A noi viene meglio parlare di «megalomane», in riferimento al citato Santori. Colpisce come nessuno osi sgonfiare il pallone autocefalo. C'è una sorta di timore da chierichetto che agita il turibolo nel coro osannante di vecchi arnesi che si stipano intorno alla spelacchiata presunzione di questo fondatore e i suoi ragionamenti da nuovo messia. Chi cerca di far valere le proprie opinioni con Santori, si trova semplicemente collocato da costui e dai vegliardi suoi epigoni nello scompartimento dei razzisti. Circondano tutti con servile adulazione, a sinistra ma non solo, questo profeta che si crede vestito di peli di cammello come il Battista e distribuisce verità come fossero cucchiaiate di miele biblico. In prima fila ci sono Nicola Zingaretti, che ha perso i capelli ma forse pure la decenza, e Giuseppe Conte, che il ciuffo ce l'ha in tesa ma sopratutto sullo stomaco: costoro credono di recuperare un'attrattiva verginale per contatto con questo prodotto del marketing politico di Prodi e dei cattocomunisti bolognesi. Poveretti, che brutta fine. FALSA INNOCENZA L'intervista di Santori a Repubblica, apparsa l'altro ieri, è il manifesto di una grandeur di falsa innocenza da cui l'Italia non avrà nessun bene. Non si era visto da decenni in Italia un manicheismo così radicale, un fariseismo più sfacciato. Per cui il predicatore si identifica carnalmente (parla di «consenso fisico») con il bene e la pace, la gentilezza e l'amore; annuncia il dialogo e l'abbandono dell'odio, salvo attribuirne l'esclusiva a Salvini e Meloni, con ciò inducendo odio verso costoro. Non bisogna essere geni della logica per capire che se tu attribuisci ai tuoi avversari politici la caratteristica di essere un'anfora di veleni razzisti discriminatori, finisci per generare odio, e trasformi la platea elettorale che osasse votare a destra in un esercito del male. L'idea che questo movimento di giovani, dove - almeno dalle foto bolognesi - prevalgono i capelli bianchi, sia il futuro della sinistra, prende quota dinanzi alla vuotezza dei suoi leader. Direte che sono affari suoi. D'accordo. Ma la cosa ci preoccupa comunque. Vorrebbe dire che non esiste alcuna chance di cambiamento, e che la demonizzazione del diverso come metodo di acquisizione del potere, tramite magistratura o simili mezzi extra-politici, si protrarrà all'infinito. Dico una bestemmia. Ma mi piacerebbe molto un tempo in cui fossi tentato di votare a sinistra, per la serietà della proposta e di un suo candidato.  Ma la sardineria è il contrario di questa prospettiva. Trattasi di totalitarismo finto buonista. Sardina è equivalente di sinistra che è equivalente di umanità. Gli uomini e le donne sono tali a seconda della vicinanza o lontananza dal loro sciame. QUALE SVOLTA? La prima affermazione colossale dell'intervista è questa. E la esprime il titolo di prima pagina del quotidiano di riferimento, non a caso il medesimo che ha titolato «Cancellare Salvini». Dice Repubblica per bocca di Santori: «Oggi a Bologna ci sarà una svolta». La domanda che figura a pagina 3 posta da Ilaria Venturi era in realtà minimizzatrice: «Oggi c'è Bologna, con decine di artisti sul palco dal pomeriggio a sera: sarà la vostra Woodstock?». Uno si aspetterebbe, magari un po' di modestia, tipo: «Non esageriamo, ma senz'altro batteremo le adunate di Jovanotti sulla spiaggia di Lignano Sabbiadoro». Santori la sposta invece dal piano della musica pop, roba troppo piccola per lui, a quello metafisico di piazza Tahir del Cairo o del Palazzo d'Inverno a Pietroburgo. Dice: «Probabilmente sarà il punto di svolta per la politica italiana». Mattia è il Pulzello d'Orleans trasferito a Bologna, si capisce che sente dietro di sé l'alito floreale della sua guida morale, Romano Prodi, e si incorona: «Abbiamo dimostrato che si può fare politica senza giocare sporco, abbiamo cambiato il paradigma rispetto alle parole di odio». COLTELLATE GENTILI Eccola lì la trappola semantica, l'abracadabra disonesto. Non c'è evocazione di odio più forte di chi si intesta e vuole occupare da solo il territorio del bene e della pace. E tutti gli altri fuori, come catalogavano i romani l'area che non dominavano: «Hic sunt leones». Contro i «leones», che puzzano di «discriminazione e omofobia» da ogni poro, le Sardine eserciteranno «la non violenza, la nostra battaglia». Chi non è con loro - traduco - è omofobo, discrimina, fa battaglie violente. Questo tipo di discorsi e di posizione politica, non ci stanchiamo di ripeterlo, appiccica l'etichetta di xenofobi e odiatori a chi non appartiene a quel giro, estremizza la competizione democratica. Fingendo di usare l'arma della gentilezza, è una coltellata morale e civile contro chi vuole votare qualcuno che non è di sinistra. Ci sono altre frasi dove si esprime in un totale inconsapevolezza del decoro. Ne indichiamo solo una: «L'aria è buona. È dagli anni '70 che non c'era questo clima». In che senso, scusi dottor Mattia? Che ne sa? Lei non era ancora nato. Forse si riferisce al fatto che Bologna era il regno incontrastato del Pci? Al Movimento del '77 di cui presero la guida gli autonomi, alla faccia della non violenza? Oppure propone le Sardine come reincarnazione degli Indiani metropolitani? Quanta ignoranza, presunzione, violenza morale e ideologica dietro la mascherina della gentilezza. Cala Trinchetto Santori. La svolta storica della politica finora consiste, come in un Primo Maggio di serie B, nel convocare la gente ad ascoltare i Subsonica, Marracash e gli Afterhours. Manca solo Fiorella Mannoia, chiamatela se no si incazza. di Renato Farina Nel video del 19 gennaio Santori in piazza a Bologna: "Siamo nati perché ci eravamo rotti i co****ni". Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev

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