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Letta, maggioranza risicata: ha 13 voti

Il pallottoliere dopo lo strappo tra Silvio e Alfano: per Enrico strada in salita. Ora basta un "soffio di vento" per far cadere il governo
di Ignazio Stagno domenica 17 novembre 2013

Enrico Letta

2' di lettura

Dopo lo strappo di Alfano, a palazzo Chigi Letta fa i conti. Il suo governo di sicuro risentirà degli smottamenti del centrodestra e un eventuale passaggio di Forza Italia all'opposizione potrebbe restringere il raggio d'azione del governo delle larghe intese. I numeri adesso contano sempre di più. Al Senato l'equilibrio del premier è precario. Con la nuova Forza Italia che si avvia a grandi passi verso l'opposizione, sulla carta sarebbero 13 i senatori che ad oggi pongono il governo sopra la soglia di sopravvivenza, fissata a quota 161. I gruppi che potrebbero appoggiare la maggioranza sostanzialmente sono tre: Pd, Scelta Civica e gli Autonomisti. In questo serbatoio c'è tutta la precarietà del governo Letta. I dem hanno dalla loro 107 senatori, i centristi del Prof una ventina (ma potrebbero essere meno dopo i malumori di Casini e Mauro), gli autonomisti che toccano quota 10 senatori. I numeri - A quel punto Letta ha dalla sua parte 137 voti. Per blindarsi a Palazzo Chigi servono altri 24 voti. Ed ecco che qui arriva la carica degli alfaniani. I fedelissimi di Angelino e quindi di Letta oscillano tra 27 e 37. Ecco la probabile "formazione" di Alfano:  Renato Schifani, Quagliariello, Maurizio Sacconi, Andrea Augello e poi Carlo Giovanardi, Roberto Formigoni, Paolo Naccarato. Le colombe fedeli - Gli altri sarebbero: Nico D'Ascola, Piero Aiello, Andrea Augello, Federica Chiavaroli, Antonio Stefano Caridi, Francesco Colucci, Roberto Formigoni, Antonio Gentile, Carlo Giovanardi, Bruno Mancuso, Giuseppe Marinello, Pippo Pagano, Maurizio Sacconi, Salvatore Torrisi, Guido Viceconte, Luciano Rossi, Gaetano Quagliariello, Antonio Azzollini, Simona Vicari, Renato Schifani, Giuseppe Esposito, Antonio D'Alì, Mario Dalla Tor, Marcello Gualdani, Franco Conte, Massimo Cassano. Con questi la quota a palazzo Madama va da un minimo di 164 senatori a un massimo di 174. Secondo i bene informati la quota certa dei governisti è 33. Letta rischia - Con Letta che chiude il conto a quota 170. A rafforzare il debole equilibrio del premier arrivano anche 4 dissidenti grillini e i neo senatori a vita. Letta nelle più rosee previsioni quota tocca 178. Ma se i conti non tornano, per Letta sono guai. Basta qualche piccolo malumore per far tornare una colomba, falco e un montiano, berlusconiano. E il governo va giù. E il Cav torna al voto con Forza Italia, per la gioia dei falchi. Letta è avvisato.           

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