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Incontro Berlusconi-Bersani: cosa frena il governissimo

di Lucia Esposito domenica 14 aprile 2013

2' di lettura

di Lucia Esposito @luciaesposito5 Alla fine si sono incontrati, velocemente ma hanno cominciato a mettere qualche paletto (è troppo parlare di punti femi).  Spiazzando tutti, Silvio Berlusconi e Pier Luigi Bersani si sono parlati per poco più di un'ora sui due temi che tengono in stallo il Paese da ormai oltre quaranta giorni da elezioni che hanno disegnato un quadro politico più nero della notte: il governo e il Presidente della Repubblica. Bersani ha ribadito il suo "no a governissimi" e si è limitato alla melina sulle elezioni del presidente della Repubblica.  Per Alfano "il Presidente della Repubblica deve rappresentare l’unità nazionale e dunque non può essere, e neanche può apparire, ostile a una parte significativa del popolo italiano. Deve trattarsi di una personalità di indiscusso prestigio e di riconosciuta competenza istituzionale". Il Pd lavora per un’ampia condivisione per il prossimo Presidente della Repubblica. Lo ha assicurato Enrico Letta: "E' stato un incontro utile per chiarirci sui criteri per individuare una rosa di personalità, una personalità che possa rappresentare l’unità del Paese come ha fatto Giorgio Napolitano", ha spiegato. "Vogliamo che si parta con l’idea di eleggere un presidente largamente condiviso che interpreti l'unità nazionale e ci sembra che il Pdl voglia muoversi su questa strada", ha aggiunto il vice segretario del Pd.  Le paure reciproche - Ma al di là delle dichiarazioni formali, l'incontro di ieri è servito ad annusarsi, a mettere le carte in tavolo e,  forse più di quello che vogliono adesso è più chiaro quello che teme Bersani e cosa teme Berlusconi. La paura di Pier è che, una volta raggiunto l'accordo sul Quirinale, e una volta che il Pdl si sia "assicurato" al Colle un inquilino non ostile al centrodestra, segua la strada del voto anticipato confortato dai sondaggi che danno il Pdl primo partito (non a caso Berlusconi sabato 13 aprile sarà in piazza a Bari per una manifestazione che ha un forte sapore elettorale). Se non dovesse compiersi il percorso promesso sul Quiirinale da Bersani ed Enrico Letta, Berlusconi è pronto a scaldare i motori della macchina elettorale. Dall'altro lato ci sono i timori di Berlusconi. Lui non si fida di Bersani (alla luce anche del suo ostinato corteggiamento ai grillini), Silvio teme che alla fine al Quirinale salga un Presidente che permetta al vincitor perdente di fare quel governo di minoranza che lui aborre, un esecutivo che nascerebbe già morto, in quanto appeso al voto di qualche grillino traditore (se ci sarà), o di astensioni ed uscite dall'aula. Un esecutivo che potrebbe reggere grazie all'appoggio del Movimento Cinque Stelle su alcuni provvedimenti legati all'anti-Casta ma anche su nodi cruciali come il conflitto d'interesse e l'ineleggibilità.   

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