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Gasparri lancia il Cav al Colle:"Si candiderà al Quirinale"e il Pd affossa il presidenzialismo

di Ignazio Stagno domenica 9 giugno 2013

2' di lettura

Le riforme istituzionali sono diventate il nuovo muro su cui rischia di sbattere il governo Letta. Sul presidenzialismo il Pdl spinge compatto mentre il Pd contiunua a dividersi. La riforma per l'elezione del Capo dello Stato è un cavallo di battaglia del centrodestra e dopo l'apertura del premier ("Napolitano è l'ultimo presidente eletto con queste regole") gli azzurri già pensano al loro candidato per il Colle. A fare l'annuncio è Maurizio Gasparri: "In caso di elezione diretta del presidente della Repubblica, Berlusconi allo stato attuale certamente si candiderebbe", ha affermato il senatore del Pdl ospite a Omnibus La7. Ma la strada verso le riforme è lunghissima. Colpa del Pd. Il partito è completamente diviso. Da un lato Prodi e D'Alema hanno aperto senza giri di parole ad una sostanziale riforma.Dall'altro lato c'è il blocco di Finochhiaro&co. che per paura di una vittoria del Cav dice no a qualunque cambiamento delle regole del gioco. Ed è così che il Pd arriva alla direzione nazionale, prevista per oggi, con una forte spaccatura difficile da nascondere. La parola d'ordine è "rimandare tutto a dopo i ballottaggi".  Il documento affossa Cav - Ma non la pensano così Giuseppe Fioroni e Pippo Civati che hanno preparato un ordine del giorno chiaro da mettere ai voti già oggi per dire no al presidenzialismo. Il segretario Epifani così si trova con le spalle al muro e per tenere in piedi la baracca deve assecondare tutti gli umori."Alla direzione nazionle presenterò un apposito ordine del giorno per proporre un'ampia consultazione sulla questione presidenzialismo per un'attenta riflessione sull'elezione diretta del Presidente della Repubblica".  Anti Prodi - La mozione Fioroni è sposata da Civati e anche da Rosy Bindi che da giorni non perde occasione per affermare il suo "no" secco alla riforma. Insomma il Pd vuole affossare il presidenzialismo. Ma in realtà a pagrne le conseguenze non sarebbe soltanto il Cav ma anche quel Romano Prodi impallinato da 101 franchi tiratori democratici mentre correva verso il Quirinale. Con l'elezione diretta certi giochetti non si potrebbero più fare. E a quanto pare in largo del Nazareno temono il Prof di Bologna quanto Silvio. E il trattamento è uguale. Restare fermi alle leggi del passato per la paura del cambiamento. Ma chiamateli pure "progressisti". (I.S)

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