Roma, 18 giu. (Adnkronos) - "Sulla presunta trattativa Stato-mafia non dico una parola. Ci sono indagini in corso eppoi ho gia' detto tutto nel mio libro 'Pax mafiosa o guerra?' ma credo sia giunto il momento di aprire una riflessione politica nel Paese, per affronatre il problema della presunta trattativa in modo laico, cioe' senza pregiudiziali ideologiche e senza fare processi in piazza". Lo dice Vincenzo Scotti, ministro dell'Interno dal 16 ottobre 1990 al 28 giugno 1992, in un'intervista al 'Corriere della Sera', in merito alla cosiddetta trattativa Stato-mafia. L'8 giugno scorso, a palermo, Scotti e' stato sentito in qualita' di persona informata sui fatti dal procuratore aggiunto, Antonio Ingroia. Per Scotti e' ora di fare chiarezza, "e questo, a proposito della presunta trattativa, si puo' ottenere chiarendo, gia' davanti alla commissione antimafia, che cosa realmente accadde. E perche"'. "Non faccio nomi -prosegue- ma sicuramente tutti i presidenti del Consiglio, i ministri dell'Interno e della giustizia, tutti i capi delle forze dell'ordine e i responsabili della magistratura dell'epoca, diciamo tra il '90 e il '97, con un po' di coraggio potrebbero certamente contribuire a fare chiarezza. Anche perche' la partita con la mafia e' ancora aperta". Ma ci fu o no la trattativa tra lo Stato e Toto' Riina per evitare altre stragi? "'Non ho elementi per dirlo -replica l'ex titolare del Viminale- di sicuro dopo di me ci fu un cambiamneto di linea. Lo ha detto Conso (l'ex Guardasigilli, ndr) pubblicamente: lui non confermo' i 41 bis", il carcere duro per i mafiosi". "Certi giudizi appartengono all'analisi storica, ma certamente mi hanno fatto fuori", taglia corto Scotti. (segue)