(Adnkronos) - E' accaduto, scriveva tra l'altro D'Ambrosio, "che qualche politico o qualche giornalista sia arrivato ad accostare o inserire chi, come me, non accetta schemi o teoremi prestabiliti all'interno di quella zona griga che fa di tutto per impedire che si raggiungano le verita' scomode del 'terzo livello', o, per dirla con altre parole e' partecipe di un 'patto col diavolo', non sta dalla parte degli italiani onesti ed e' disponbiile a fare di tutto per ostacolare un pugno di 'pubblici ministeri solitari che cercano la verita' sul piu' turpe affare dui Stato della seconda Repubblica: le trattative tra uomini delle istituzioni e uomini della mafia'". Nella lettera al Presidente Napolitano, D'Ambrosio spiegava di non aver "mai esercitato pressioni o ingerenze che, anche minimamente potessero tendere a favorire il senatore Mancino o qualsiasi altro rappresentante dello Stato comunque implicato nei processi di Palermo, Caltanissetta e Firenze". Con quelle autorita' giudiziarie, sottolineava il consigliere giuridico del Quirinale, "mi sono comportato con lo stesso rispetto che, sia in questi anni sia dall'inizio della mia attivita' professionale, ha ispirato i miei comportamenti con chi e' chiamato a esercitare in autonomia e indipendenza le funzioni di magistrato. Qualunque mio collega puo' esserne testimone". (segue)