Silvio Berlusconi
di Franco Bechis Il primo segnale è venuto dalla rivelazione scappata poco dopo l’ora di pranzo al più sincero di tutti deputati del Pdl, Guido Crosetto. Stavamo parlando dei maldipancia di casa, delle tentazioni di uscita dal partito di molti dirigenti, dell’attesa messianica che questi avevano per una candidatura ufficiale di Mario Monti. «Ma secondo lei, Crosetto, se Monti fosse in campo, Berlusconi gli si contrapporrebbe? O non porterebbe lì il Pdl?». E Crosetto: «Berlusconi andrebbe con Monti, sicuro. Me lo ha detto lui stesso ieri sera». Mancava ancora qualche ora alla presentazione del libro di Bruno Vespa e alla sostanziale conferma dell’ipotesi da parte del diretto interessato. Ma l’anticipazione già lasciava a bocca aperta, perché davvero non ci si capiva più nulla. Tanto più che poco dopo avrei incontrato un ex collega, in vena di confidenze. Pure lui era stato da Berlusconi il giorno prima. Monti? «Lo escludo. Proprio ieri il Cavaliere ha ricevuto un sondaggio di Alessandra Ghislieri che rendeva chiaro come il nome dell’attuale premier fosse indigesto all’87% degli elettori del Pdl. Ieri semmai il tema era quello delle bizze di Maroni. E lui mi ha detto che se la Lega sceglie di andare da sola in Lombardia, allora il Pdl farà cadere le giunte in Piemonte e Veneto». Anche questo sarebbe stato confermato nella sostanza da Berlusconi durante la presentazione del libro di Vespa: sia il ricatto al Carroccio che il Monti indigesto - ha detto - «all’85% degli elettori di centrodestra». Un’esplosione di contraddizioni. Ed è esattamente quello il clima che ieri si trovava a palazzo. Nel centrodestra in confusione massima. Ma anche nel centro-sinistra che ora ha una fifa matta di un Monti in campo. Erano passate da poco le undici e mezzo del mattino quando da un portone laterale dietro piazza Montecitorio uscivano da un caseggiato che ospita la Fondazione De Gasperi tre maldipancisti del Pdl: Gianni Alemanno, Alfredo Mantovano e Franco Frattini. Probabilmente sono stati a lungo in riunione per capire cosa fare. Non sembrano felici di incontrare il cronista di Libero, ma ormai ce l’hanno davanti. «Che cosa farete? È vero che ve ne andate dal Pdl?». Alemanno sorride e prova a liquidare la curiosità con una battuta: «Certo non ce ne andiamo per finire nel partitino di La Russa e Gasparri». Ma si capisce che non è quello l’obiettivo. Aspettano Monti, sono convinti che scenderà in campo: «Lui ha i tempi da professore», spiega Alemanno mentre Mantovano annuisce. In Transatlantico sembrano vagare tutti senza bussola. L’unico che sembra a suo agio è Pier Ferdinando Casini. Confabula fitto con i suoi (c’è Rocco Buttiglione, e pure Giuseppe Naro, il cassiere Udc) su un divanetto appartato. Poi si alza, mette le mani in tasca e avvicina Walter Veltroni. Pure il leader Pd a quel punto si mette le mani in tasca e così i due ciondolano parlando fitto fitto. Quando si accorgono di essere visti, entrano insieme in aula. Più in là si vedono i leghisti. Sembra che abbiano appena sbattuto la parta in faccia a Berlusconi. Basta parlare con un paio di loro per capire come il caos stia attraversando davvero tutti. Ecco il piacentino Massimo Polledri. «Silvio? Un genio. Ha trovato gli argomenti giusti, perfetti. La Merkel, l’euro, il governo Monti… Sì, la nostra base scalpita, non lo vorrebbe più. Ma con quella campagna che sta facendo, come si fa a dirgli di no?». Solo pochi metri ed ecco un maroniano della prima ora, Gianluca Buonanno, deputato e sindaco di Varallo Sesia: «Ma no, la nostra base non vuole nemmeno sentire nominare Berlusconi. Non ne può più, come si fa? Certo, la guida della Lombardia è importante. Ed è vero che nei sondaggi noi non ci stiamo maledettamente muovendo da quelle cifre: 5-6 per cento. Però proprio per questo oggi la difesa identitaria per noi è vitale. Non credo che ci siano margini per una nuova alleanza». Dall’aula esce il capogruppo del Pdl, Fabrizio Cicchitto. Una settimana fa è stato il protagonista della spina staccata a Monti e al suo governo. Toni forti nel suo intervento, atipici per chi lo conosce. E dalle indiscrezioni che circolano, forse fra una settimana Monti sarà in campo e Berlusconi porterà proprio lì il Pdl: «lo spero», sospira il capogruppo. E in quel «lo spero», c’è molta parte del suo partito: cattolici, ex socialisti, liberali… E perfino Giorgio Stracquadanio, che non ci crede fino in fondo: «Servirà una bella piroetta a Berlusconi. E soprattutto gli toccherà neutralizzare Renato Brunetta. Che non è semplice...».