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Bis a Palazzo Chigi:ecco come Montivuol fregare Silvio

Con l'endorsement del Cav, il Prof si prende l'etichetta di anti-sinistra. Obiettivo: indebolire il Pd e arrivare all'ingovernabilità, per farsi rimettere da Napolitano a Palazzo Chigi
di Matteo Legnani domenica 16 dicembre 2012

2' di lettura

  Mesi fa, prima che il Pd arrivasse alle preferenze che oggi gli accreditano i sondaggi, i malevoli dipingevano uno scenario con elezioni anticipate ed esito del voto tanto incerto da consentire a Napolitano di ridare l'incarico a Monti. Poi il partito di Bersani, anche grazie all'effetto-traino delle primarie, è arrivato intorno al 30%, facendo prefigurare un facile successo del centrosinistra alle politiche della primavera 2013. Giusto il tempo di sentire Bersani che assicurava fedeltà e lealtà fino in fondo al Prof e al suo governo tecnico, ed ecco saltar su il Cavaliere: che prima non vota la fiducia ai provvedimenti dei tecnici, spingendo Monti ad annunciare le dimissioni facendo paurosamente avvicinare la data delle elezioni, e quindi gli offre il ruolo di candidato premier della coalizione dei moderati. Oplà, rieccoci tornati a mesi fa. Perchè lo scenario dei mesi a venire potrebbe essere il seguente: Monti che si rende disponibile a fare il premier per un fronte dei moderati, appropriandosi di quell'etichetta di anti-sinistra che tante fortune ha portato a Berlusconi. Obiettivo: indebolire il più possibile il Pd per impedirgli un'affermazione al Senato. Col "porcellum", che nè Bersani nè Berlusconi hanno voluto cambiare, il centrosinistra avrà una solida maggioranza (340 deputati per la coalizione che ottiene la maggioranza relativa) alla Camera, mentre la situazione a Palazzo Madama è assai più incerta, visto che il premio di maggioranza è attribuito su base regionale. E' qui che Bersani e Vendola, di fronte a una vasta coalizione di moderati col bollino Monti, potrebbero avere grosse difficoltà ad avere una solida maggioranza. E a quel punto, entrerebbe in pista Napolitano, che a febbraio sarebbe ancora nel pieno dei suoi poteri e, di fronte al rischio di ingovernabilità, affiderebbe l'incarico al Prof, forte anche del sostegno ricevuto in questi giorni in Europa. Il quale Prof, in quella situazione, avrebbe mano libera (come l'ha avuta nell'ultimo anno) nella formazione dell'esecutivo. Per poi, magari tra un paio d'anni, incassare in Europa il ruolo di "salvatore dell'Italia".  

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