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Primarie: Officine Democratiche, bene ricorso Renzi a garante privacy

domenica 28 ottobre 2012

2' di lettura

Firenze, 23 ott. - (Adnkronos) - "Giusto il ricorso al garante della privacy fatto da Matteo Renzi; e' da tempo che sosteniamo la necessita' di ripristinare un minimo di rispetto della legalita'. E' sbagliato parlare di albo degli elettori perche' una cosa e' la raccolta di dati, che viene correttamente e da sempre effettuata, ed altra cosa e' la diffusione che e' vietata dal codice privacy che, fino a prova contraria, e' una legge dello Stato. Forse si e' indugiato un po' troppo tuttavia l'auspicio era che Bersani dimostrasse di non essere ostaggio dei propri ingombranti sostenitori, dalla Bindi a D'Alema, che hanno sempre sostenuto primarie chiuse rispetto al segretario che voleva primarie aperte". Lo dichiarano Giuliano Gasparotti e Guido Ferradini, presidente e coordinatore del thinktank Officine Democratiche.  "L'Italia non puo' permettersi di ritornare alla politica dei veti contrapposti e delle decisioni prese e poi ribaltate in pochi giorni", aggiungono Gasparotti e Ferradini. "Sulle regole si e' fatto un incredibile errore politico da parte della dirigenza democratica: segno che si ha paura di perdere. Non si vuole capire che una grande partecipazione popolare rafforza il Pd. E' lecito quindi chiedersi - concludono - se i burocrati democrat abbiano interesse solo a salvare se stessi e le proprie poltrone oppure se vogliano rilanciare quel grande progetto di cambiamento e di innovazione che si chiama Partito Democratico. Che senso ha escludere i giovani dai 16 ai 18 anni? Che senso ha limitare il voto dei democratici all'estero? Che senso ha differenziare il luogo della registrazione da quello del voto? Ciliegina sulla torta la preregistrazione il giorno prima del probabile ballottaggio. Insomma regole kafkiane per rendere l'esercizio del diritto di voto una gimkana. Moltiplicando file, facendo perdere tempo ed escludendo pezzi di elettorato con l'unico obiettivo di scoraggiare la partecipazione". " Noi pensiamo che il Pd sia degli elettori e non debba essere ostaggio di un manipolo di capibastone alla ricerca dell'ennesima rielezione -avvertono-Con grande rammarico constatiamo che Bersani e' politicamente ostaggio della dirigenza democrat che lo appoggia e che quella vittoria politica ottenuta durante l'ultima assemblea nazionale era, come immediatamente sottolineato dalla presidente Bindi, niente di piu' che l'ennesima vittoria di Pirro".

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