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Matteo Salvini, dietrofront sul caso Gregoretti: "Non chiamo Giuseppe Conte a processo"

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Alla vigilia dell’udienza preliminare in cui sabato prossimo si deciderà se Matteo Salvini deve essere processato per sequestro di persona – il caso Gregoretti – il leader della Lega spiega che il premier Conte non ha commesso reati esattamente come non li ha commessi lui, non ci sono stati sequestri di persona. "Ho riletto le 50 pagine della memoria difensiva e ho deciso di pubblicarle online, perché tutti sappiano. Ho fatto solo il mio dovere. Penso che tutto finirà nel nulla, magari proprio sabato davanti al giudice dell’udienza preliminare. Rifarei tutto quel che ho fatto. Alla fine di quei soli quattro giorni quelle persone – che stavano su una nave militare italiana – sono state nutrite, curate e inviate alle altre nazioni disponibili a farsene carico", spiega in una intervista al Tempo.

 

 

 

Nessun astio nei confronti di chi lo giudicherà: "Ma io non ce l’ho con la categoria dei magistrati. La stessa Procura di Catania ha chiesto la mia archiviazione, il processo lo vuole la politica. E’ stato il Parlamento ad aver imposto questa scelta. Basta una sola parola pronunciata da Conte a spiegare che cosa è successo. E’ la parola “poi”. Fu il premier a dire “i migranti prima li ricollochiamo e poi autorizziamo lo sbarco”. E’ Conte ad aver detto che gestiva tutto lui. Io non dico che deve essere processato pure Conte, perché non c’è il reato. Ci sono norme precise per mettere in salvo i naufraghi e nessuno di noi li lasciò in balia delle onde. Sono Pd e Cinque stelle a dover evitare errori. Avrebbe dovuto leggere meglio la documentazione, io firmai gli atti d’intesa con i ministri dei trasporti e della difesa e sotto la supervisione del presidente del consiglio", conclude Salvini

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