A tu per tu

Matteo Salvini, Flavio Tosi: "Quanti litigi con lui. Ma processarlo è ingiusto e grave"

Francesco Specchia

C'è questo di bello nella politica: fa accadere l'inaccadibile. Tipo che Flavio Tosi, ex sindaco di Verona ora consigliere comunale, per anni vezzeggiato dai media e poi espulso dalla Lega dopo feroci colluttazioni con Matteo Salvini di cui era il gemello -l'altro dioscuro-, all'improvviso ricompaia sulla scena. E difenda l'odiato Matteo dai giudici che hanno rinviato a giudizio l'ex ministro degli Interni per la faccenda della Open Arms. 

 

 

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Flavio Tosi è stato sindaco di Verona dal 31 maggio 2007 al 27 giugno 2017 Flavio Tosi lei ha dichiarato: «È inaccettabile e ingiusto mandare sotto processo Matteo Salvini per delle scelte squisitamente politiche prese in veste di ministro dell'Interno sulla Open Arms». Ero rimasto che vi eravate sbranati. Mi sono perso qualcosa?

«Io sono coerente. Non è che cambio idea perché, a livello personale, è successo quel che è successo, sei anni fa. L'atteggiamento dei giudici è un pericolo per la democrazia. Siamo di fronte a un gigantesco vulnus istituzionale. Vale per Salvini, a cui va la mia solidarietà, come per tutti. Le idee si possono contestare, sono il sale della dialettica politica, ma non processare. D'altronde è dai tempi in cui Berlusconi voleva fare la riforma della giustizia, separazione delle carriere e tutto il resto, e Fini si mise di traverso -ricordi?- che le cose sono sempre più peggiorate. Di fatto è sempre il solito problema della casta intoccabile, non lo dico con polemica, è un dato di fatto: ora impaleranno Palamara lo useranno come agnello sacrificale e resterà tutto uguale».

Torno a bomba. Lei era uno dei due enfant prodige della Lega, poi Salvini è stato più prodige di lei e l'ha fatta fuori. Ha recuperato i rapporti con lui?

«Con Salvini i rapporti si sono completamente interrotti nel bene e nel male. Ma con i suoi in Veneto, e Fontana, e Zaia, i rapporti li ho mantenuti; loro sanno come la penso, e che un conto è il lato politico, un altro quello umano, d'altronde alle ultime Politiche la mia lista "Noi con l'Italia" era nel centrodestra. E Zaia, anche dopo la mia espulsione, è sempre stato molto corretto, anche perché io era rimasto sindaco, e il territorio è la cosa che conta. Tra l'altro la Lega ha ragione a puntare i piedi sugli orari e la ripartenza del turismo».

Pure...

«Certo. In zone come le nostre dove turismo e cultura sono essenziali, se non riapriamo siamo morti. Ma ora, per quanto abbia grande stima di Draghi (mi dicono che ora i ristori stanno arrivando, con Conte era un disastro), sta prevalendo la posizione sanitaria oltranzista di Speranza e dei grillini. Ma confido che raddrizzi la linea».

La sento al telefono salutare la gente in dialetto, immerso nel vociare di un mercato (il mercato del quartiere Saval, a Verona). I mercati sono i luoghi dove, di solito, si iniziano le campagne elettorali. Tosi, non è che lei vuole ricandidarsi a sindaco?

«Ma certo che mi ricandido, assolutamente. E spero che il mio avversario sia questo sindaco in carica abbastanza inerte (Federico Sboarina, area Meloni, ndr). Ora solo il nome "Tosi" vale il 25% delle preferenze, basta accordarsi con uno o due partiti del centrodestra ed è fatta. La mia lista civica nel 2007, 2012, 2017 è sempre risultata prima in assoluto. Ho un rapporto stretto con Forza Italia, con cui abbiamo corso assieme alle Regionali, spero di poter riprendere con tutti, che ci sia una larga maggioranza».

L'ultima volta andò male. Fece l'errore di candidare la sua compagna ora moglie, la senatrice Patrizia Bisinella, che perse al ballottaggio. Non fu un gran risultato, non gliela perdonarono. Lo rifarebbe?

«Certo che ricandiderei la Patrizia. Perché allora il voto non fu contro di lei, ma contro Tosi. Al punto che M5S e perfino il centrodestra al secondo turno mi votarono contro, e il Pd disertò proprio le urne. Ora mi ci rimetto perché, dopo anni, mi fermano per strada, e mi dicono: "Meio che te torni ti, meglio che torni tu"».

 

 

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Sa che mi sembra di sentire parlare Mastella prima di candidarsi sindaco a Benevento?

«È benaugurante (Mastella è tuttora sindaco, ndr)».

Ma per tornare in municipio lei deve per forza passare dalla Lega.

«Be', un ritorno vero e proprio alla Lega la vedo dura, la frattura è stata violenta. Però un dialogo per un'alleanza per governare una città così importante, nel reciproco interesse, si può avviare; ma bisogna essere in due. C'è da dire che questo sindaco, come uscente, nei sondaggi sta al 30%; io al primo mandato ero al 56%, e chiudemmo da soli la partita».

Ma lei, scusi, non si era avvicinato anche a Renzi?

«Renzi era uno che voleva mettere pesantemente mano agli equilibri del Csm, lì lo sostenni e lo risosterrei. Bisogna vedere però cosa succede a livello nazionale».

Lei era considerato un po' il democristiano della Lega. Ha ancora questa fissa per il centro?

«Credo che, soprattutto ora, servirebbe un partitone unico di centro, fatto di liberali, pragmatici, seri, non antieuropeisti, certo magari con le varie correnti (come lo era la Dc, e com' è un po' la Lega oggi con Giorgetti e Zaia). Sì, lo so che ci sono già Renzi, Calenda, i vari esponenti di Forza Italia; ma sono tutti liberi e con poca forza d'urto. Però insieme».