Manovre politiche

Mario Draghi al Quirinale, "è cambiato il vento". Rumors dal Parlamento

Mario Draghi sta lavorando sottotraccia per il Quirinale. Quando a metà gennaio 2022  il Parlamento si riunirà in seduta comune per votare il successore di Sergio Mattarella, le manovre di questi mesi saranno già un lontano ricordo. Draghi continua a sondare la possibilità di giocarsi la partita del Quirinale, tramite anche Giancarlo Giorgetti, uno dei pochi ministri molto ascoltati dal premier. La sua uscita la scorsa settimana sull'ipotesi semipresidenzialista non è stata un caso. Draghi, nel frattempo, ha incontrato la Meloni che gli ha assicurato il sostegno di Fratelli d'Italia. Lega e Forza Italia invece sono più scettici sull'ipotesi Draghi.

 

 

 

A Draghi preoccupa davvero che i leader controllino i loro gruppi parlamentari. Questa volta la riforma del taglio dei parlamentari rende l'ipotesi del voto anticipato indigeribile per i quattro quinti del Parlamento. "E - non è un segreto- se Draghi andasse al Quirinale si aprirebbe la riffa del nuovo governo, con - a cascata un nuovo premier e molto probabilmente una nuova maggioranza, visto che è altamente improbabile che la Lega di Matteo Salvini non ne approfitti per sganciarsi", rivela il Giornale.

 

 

Anche i cinquestelle non garantiscono per ora un appoggio granitico per Draghi al Quirinale. Giuseppe Conte, sollecitato dalla pancia del movimento, ha spiegato l'ex Bce dovrebbe "rimanere a Palazzo Chigi e la legislatura continuare". E ieri le chat dei parlamentari M5s "hanno finalmente tirato un sospiro di sollievo. D'altra parte, un sondaggio riservato Ipsos dà il Movimento tra il 15 e il 18%, ennesima conferma che i seggi utili al prossimo giro saranno decimati. Stesso discorso vale per la Lega, con rilevazioni Ipsos e Swg che ipotizzano nelle prossime settimane un tendenziale intorno al 15%", scrive il Giornale. La preoccupazione di molti grillini e leghisti è di tornare a casa e non essere ricandidati con la dipartita di Draghi da Palazzo Chigi.