Nuovo durissimo scontro tra Federico Cafiero De Raho e Fratelli d'Italia. Mercoledì la Commissione Antimafia guidata dalla meloniana Chiara Colosimo ha presentato una relazione sullo scandalo dossieraggi in cui si punta il dito contro il deputato del Movimento 5 Stelle, ex procuratore nazionale antimafia. "Sapeva degli accessi illeciti", si legge nel documento. Il grillino era a capo della Superprocura quando il finanziere Striano "spiava" per i giornali amici.
De Raho, intervistato dalla Stampa, ha parlato di "una vendetta politica, una macchinazione gravissima ai miei danni, indegna di una democrazia. Si vogliono collegare gli accessi abusivi di Striano direttamente alla responsabilità del procuratore nazionale, ma non è così".
"Io Striano non l'ho mai conosciuto - aggiunge -, non ho mai avuto rapporti con lui. La documentazione arrivava sulla mia scrivania dagli uffici competenti. E gli accessi di Striano sulla maggioranza e sul ministro Crosetto sono avvenuti quando ero andato via da mesi dalla Direzione nazionale antimafia. Gli stessi atti sulla Lega nella relazione sono infarciti di falsità". Quindi una frase, pesantissima: "Il clan dei Casalesi ha mandato varie volte dei killer con il compito di uccidermi, per fortuna ero ben protetto e la camorra non mi ha ucciso. Oggi qualcuno in politica prova ad abbattermi ma non ci riusciranno. Io, davvero, non ho nulla di cui rimproverarmi, ho fatto tutto quello che il mio ruolo richiedeva avevamo anche chiesto invano al ministero della Giustizia di mettere in sicurezza i nostri sistemi e le nostre banche dati".
Il paragone tra camorra e Commissione Antimafia manda su tutte le furie gli esponenti di FdI. "De Raho farebbe bene a chiedere scusa per le evidenti inefficienze del sistema di controlli e per i vuoti di vigilanza dei tempi in cui era Presidente della commissione parlamentare antimafia. Vuoti che, come bene evidenziato dal presidente Colosimo, di fatto hanno consentito fuga di dati personali e i dossieraggi realizzati da Striano - sottolinea Augusta Montaruli, vice-capogruppo alla Camera di Fratelli d'Italia -. E' gravissimo che, invece, al posto di farlo, provi a sollevarsi da ogni responsabilità paragonando l'azione dell'antimafia nei suoi confronti a quella dei Casalesi. Questo mostra mancanza di rispetto nei confronti delle istituzioni. La stessa che continua a palesare restando inchiodato alla sua poltrona all'antimafia creando evidenti imbarazzi all'organismo che indaga su vicende dalle quali potrebbe emergere, come sta accadendo, sue responsabilità".
"Le dichiarazioni di De Raho sono inaccettabili e attestano la sua cattiva fede - aggiunge Salvo Sallemi, vicepresidente di FdI e componente della Commissione Antimafia -. Da componente della commissione infatti, De Raho conosce benissimo l'iter che ha portato a questa relazione. Vero è che gli elementi emersi risultano inquietanti, in quanto non ci sarebbe stato un 'caso Striano' se non si fosse verificata una debolezza sistemica nei controlli nell'ufficio di cui De Raho era responsabile. E questo è un dato di fatto, non certo un'accusa. La verità è che grazie alla commissione Antimafia e al lavoro della presidente Colosimo oggi si conoscono dettagli di una vicenda che è stata velata da ombre per troppo tempo e l'intenzione di Fratelli d'Italia è di proseguire sulla strada della verità".