Da fanfaròn a rosicòn, l’involuzione politica di Emmanuel Macron non conosce limiti. Sappiamo che i francesi nutrono nei nostri confronti un atavico senso di inferiorità. Sappiamo che la stabilità del governo italiano- e la contemporanea precarietà di quello francese - sta scombinando tutti i piani di grandeur transalpina. Sappiamo, inoltre, che la cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Milano-Cortina ha letteralmente asfaltato quella di due anni fa a Parigi. Non c’è stato paragone, come hanno riconosciuto tutti i giornalisti presenti a San Siro. Tutti tranne i francesi, ma di questo parleremo più avanti.
Torniamo a Macron le rosicòn. Fiutando che il paragone Milano-Parigi sarebbe stato infausto, per iniziare ha deciso di marcare visita. E lo ha fatto nel peggiore dei modi: ha spiegato che aveva una cena programmata col re del Bahrein. E deve averla programmata per tempo, visto che la data dell’inaugurazione dei Giochi era nota “solo” dal 2019. Insomma una scusa pensata male. Il presidente francese, però, è riuscito a fare anche di peggio. Per salutare la delegazione francese ha postato su X un’immagine della Gioconda (modificata con l’intelligenza artificiale) che dalla sua cornice guarda ammirata il quadro accanto dove c’è un’immagine degli atleti francesi che sfilano a Milano.
Il messaggio è chiaro: un quadro dipinto da un italiano che guarda rapito gli atleti francesi (che sono superiori a tutti). Nelle sue intenzioni, probabilmente c’era quello di provocare un effetto rosicamento in noi italiani. In realtà è successo esattamente il, contrario. Intanto perché per “sfotterci” Macron ha usato l’opera del genio italiano per eccellenza, Leonardo Da Vinci, riconoscendo di fatto che non esiste un eguale di origini francesi. Grazie, monsieur le president.
C’è poi un’altra questione: usare il quadro simbolo del Louvre in questo periodo storico, beh, non è proprio il massimo dell’accortezza. Non a caso alcuni utenti su X, taggando il presidente, lo avvisano: «Farei meno lo spiritoso perché siete in grado di farvela fregare dal primo elettricista che passa». Con un chiaro riferimento al furto dei gioielli di Napoleone, avvenuto lo scorso 19 ottobre, con i presunti ladri che per passare inosservati si sarebbero travestiti proprio da elettricisti. Non una bella figura per la Francia e la sua gendarmeria.
C’è anche chi fa notare che durante l’ingresso dello “squadrone” transalpino uno degli atleti si è fatto talmente prendere dal momento, da perdere l’equilibrio e ruzzolare per terra in mondovisione. Una scena buona per Paperissima. Capita, per carità.
Come detto a mettere pepe sulla cerimonia e sulla rivalità ci hanno pensato pure alcune testate francesi. Preventivamente Le Monde aveva fatto un pippone sul perché noi italiani staremmo vivendo queste olimpiadi come una rivincita di quelle parigine. Poi ci attacca, definendo Libero un giornale «provocatorio di estrema destra che segue la stessa linea del governo».
Nell’articolo vengono poi citati una serie di nostri titoli fatti all’epoca dei Giochi di Parigi: «Buffonata olimpica: i clown di Macron» o «Macron affonda nella Senna inquinata». E noi ringraziamo sia per l’aggettivo «provocatorio», sia per i titoli che confermiamo in toto.
Il quotidiano di sinistra Liberation è il più velenoso. Definisce la cerimonia d’apertura «un vertice di business e spettacolo retorico». A infastidire i colleghi francesi è la presenza del vice presidente americano J.D. Vance: «Ce l’avevano detto, la serata d’apertura dei Giochi 2026 sarebbe stata consensuale. Una Mariah Carey tesa; noiose scene di folklore e fedeltà agli Stati Uniti, nulla ci è stato risparmiato». Tanto che Libé bolla la serata come «classica e ben educata, anche rischiando un certo conformismo».
Confessiamo che l’inchino agli Stati Uniti ci è sfuggito, così come deve essere sfuggito al resto della stampa mondiale. Per il resto se i francesi confondo la buona educazione con il conformismo, beh, allora non possiamo esimerci dal ricordare ai cugini sfigatelli alcune perle parigine, tanto anticonformiste quanto maleducate. In primis il trattamento vergognoso riservato al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, costretto a sorbirsi la cerimonia d’apertura sotto la pioggia coperto da una mantellina di cellophane. Così come la baracconata Lgbtq+ con la quale cercarono di replicare l’Ultima Cena (tra l’altro sempre di Leonardo), con immagini che fecero andare su tutte le furie pure il Vaticano. E come non ricordare gli atleti che non volevano nuotare nella Senna, i letti di cartone al villaggio olimpico, o le mense rimaste dopo pochi giorni di gara senza carne e uova. Tutto il contrario di quanto visto a Milano e Cortina, con gli atleti entusiasti delle stanze e del cibo.
Già, il cibo della nouvelle cuisine tanto cara ai francesi. Han preso schiaffi anche lì, con la cucina italiana appena riconosciuta patrimonio immateriale dell’Unesco. Vi basta? Au revoir rosicòn.