La locandina dell’evento, nel pomeriggio di ieri, era ancora visibile sul sito istituzionale del Consiglio regionale della Toscana. Sotto il logo dell’assemblea, ecco il programma delle celebrazioni del “Giorno del ricordo”: una seduta solenne del Consiglio nell’aula consiliare del Palazzo del Pegaso, a Firenze- dalle ore 17 di martedì prossimo, 10 febbraio, aperta con i saluti della presidente dell’assemblea, Stefania Saccardi. A seguire, l’intervento del vicepresidente del Consiglio, Diego Petrucci (di Fratelli d’Italia), e poi quello di Italo Bocchino, direttore editoriale del Secolo d’Italia, in qualità di curatore di un cortometraggio sulla storia degli esuli istriano-dalmati realizzato da Federica Masoni Martini, a sua volta discendente di esiliati. Conclusioni affidate al governatore, Eugenio Giani.
Un programma concordato nell’ufficio di presidenza della Regione, da dove non esce neanche un foglio senza il via libera del presidente della Regione, rieletto per un secondo mandato a ottobre. Eppure da ieri la commemorazione dei martiri delle Foibe ha cambiato formato su pressione dell’Anpi, l’Associazione dei partigiani italiani, dell’Aned, l’Associazione degli ex deportati, e di Avs. Motivo: la presenza tra i relatori di Bocchino, accusato di aver «pubblicamente definito l’antifascismo “un male”» e di aver «più volte rivendicato una visione nazionalista presentata come alternativa ai valori nati dalla Resistenza». Così i due responsabili locali delle Associazioni - Vania Bagni (Anpi) e Lorenzo Tombelli (Aned) - spalleggiati da Avs, hanno diramato una nota nella quale di fatto intimano alla Regione di fare retromarcia: «Riteniamo problematico che una sede istituzionale affidi il racconto e l’interpretazione della memoria pubblica» a Bocchino. A seguire, anche l’“invito” ai gruppi regionali a «interrogarsi sull’opportunità di partecipare a una seduta che rischia di allontanarsi dal significato profondo della ricorrenza».
Una nota, secondo indiscrezioni, che sarebbe stata “sollecitata” ad Anpi e Aned dall’assessore regionale all’istruzione Alessandra Nardini, esponente del Pd molto vicina alle due associazioni. Se a questo aggiungiamo il pressing di Avs, pronta a disertare l’aula se non fosse cambiato il canovaccio della seduta, il quadro è completo. Così la presidente del consiglio regionale, Saccardi (eletta nella “lista Giani” in quota Italia Viva), ha deciso di modificare in corso d’opera l’ordine dei lavori estromettendo Bocchino dalla celebrazione. In sintesi: martedì la commemorazione si svolgerà a porte chiuse, senza interventi esterni, con la sola voce dei rappresentanti istituzionali. «Mi assumo la responsabilità di ricondurre questa giornata all’interno dell’istituzione», ha comunicato con una nota Saccardi, dolendosi del fatto che la seduta solenne «sia apparsa a molti come un evento di parte e politicizzato anziché come memoria collettiva».
A stretto giro è arrivata la “benedizione”-toppa di Giani, che per Fratelli d’Italia, come ha detto l’eurodeputato Francesco Torselli, «è peggio del buco». Giani, infatti, dopo aver accettato la presenza di Bocchino, ha offerto copertura alla sua fedelissima: «Non ci si può inalberare su questo o quell’altro nome per dare una versione propria di quello che è accaduto nella Giornata del ricordo. Sono d’accordo con tutto ciò che Saccardi sta facendo per cercare di vivere la Giornata senza strumentalizzazioni politiche». Che poi le strumentalizzazioni politiche sia state unicamente quelle di Anpi e sinistra, il governatore omette di dirlo.
Durissima la reazione di Fratelli d’Italia. Per Giovanni Donzelli, responsabile organizzativo del partito, Giani e Saccardi stanno dimostrando di essere sotto «il ricatto degli estremisti», segno di un «vero e proprio imbarbarimento, per una preoccupante involuzione culturale anti-democratica». I consiglieri meloniani, a queste condizioni, hanno comunicato di non voler prendere parte alla celebrazione. «Non intendiamo partecipare a una seduta solenne trasformata in dibattito», ha annunciato Chiara La Porta, capogruppo regionale. L’aspetto peggiore, ha aggiunto, è che il diktat sia arrivato da «un’associazione che da sempre nega o minimizza le violenze comuniste degli uomini di Tito».
«La vicenda della censura di Bocchino è una delle pagine più sgradevoli e preoccupanti degli ultimi anni», ha chiosato il coordinatore regionale toscano di FdI, Francesco Michelotti. Quanto al centrosinistra, pare che la sortita del duo Giani-Saccardi non sia piaciuta ai riformisti del Pd. Che però oltre il mal di pancia, al momento, non sono andati.