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Riforma elettorale, al voto oggi? Youtrend: come sarebbe il nuovo Parlamento

di Fausto Carioti venerdì 27 febbraio 2026

4' di lettura

Il prossimo parlamento non sarà eletto con la legge che ha dato vita a quello attuale. I partiti del centrodestra hanno raggiunto l’accordo per cambiare le regole: la proposta è stata presentata ieri e inizierà il proprio iter a Montecitorio. È quindi già possibile fare una simulazione sui risultati del voto: se oggi si andasse ai seggi con il nuovo sistema, il centrodestra otterrebbe 227 deputati su 400: quanti ne basterebbero per governare un’altra legislatura. Il “campo largo” insegue, ma se i voti dei partiti che lo compongono si sommassero davvero, il sorpasso non sarebbe impossibile. In tal caso sarebbero Elly Schlein, Giuseppe Conte e compagni ad aggiudicarsi il «premio» che garantisce una navigazione relativamente tranquilla. Cambia, infatti, la “filosofia” del sistema. Non ci saranno più i collegi uninominali (147 alla Camera e 74 al Senato), nei quali il centrodestra, tre anni e mezzo fa, vinse quasi ovunque, staccando così il biglietto d’ingresso per palazzo Chigi. Per ottenere lo stesso risultato bisognerà ottenere il «premio di governabilità» di 70 seggi a Montecitorio e 35 a palazzo Madama, che sarà assegnato subito alla prima coalizione, se questa supererà il 40% dei voti.

Gli altri parlamentari saranno eletti col criterio proporzionale, che assegna a ogni lista una quota di seggi pari alla percentuale di schede ottenute. L’altra novità è il ballottaggio. Qualora la prima e la seconda coalizione dovessero ottenere tra il 35% e il 40%, è previsto un ulteriore turno, due settimane dopo, per scegliere chi avrà accesso al premio. I seggi conquistati sarebbero comunque insufficienti a raggiungere la maggioranza: chi vincesse il ballottaggio dopo aver preso il 37-38% alla prima votazione, potrebbe contare su circa 195-197 deputati. Il premio garantirebbe comunque stabilità, motivo per cui il sistema elettorale è stato ribattezzato “Stabilicum”. La coalizione vincente, in ogni caso, non potrebbe contare su più di 230 eletti alla Camera e 114 al Senato (il 57% dell’aula): è il massimo previsto dalla nuova legge. All’atto pratico, il premio non supererebbe il 15% dei seggi, e questo dovrebbe rendere il testo a prova di Corte Costituzionale.

Il nome del candidato premier sarà indicato non sulla scheda, ma nel programma che le coalizioni presenteranno al Viminale insieme alle liste. E non è previsto il voto di preferenza: si continuerà con le liste bloccate. Giorgia Meloni è favorevole al ritorno delle preferenze e lo ha detto più volte, ma Forza Italia e la Lega restano contrarie. È stato confermato lo sbarramento per non fare entrare in parlamento i partitini fuori dalle coalizioni che non raggiungono il 3% dei voti. Importante soprattutto per l’impatto che potrà avere su Azione, la sigla di Carlo Calenda, e Futuro nazionale, la creatura di Roberto Vannacci, nel caso in cui (come pare) dovessero partecipare alla gara fuori dall’ombrello delle coalizioni. Per capire cosa significa tutto questo, bisogna simulare l’impatto delle nuove regole sulle attuali intenzioni di voto degli italiani. L’ultima media dei sondaggi diffusa dall’istituto Youtrend vede il centrodestra primo con il 46%. A seguire il “campo largo”, sempre ammesso che nasca. Quindi le sigle di Calenda e Vannacci, rispettivamente al 3,4 e al 3%: ambedue sopra la soglia, sebbene di un soffio.

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Queste percentuali e il premio consentirebbero al centrodestra di confermarsi maggioranza a Montecitorio con 227 seggi, pari al 56,7% dei deputati (al netto delle particolarità previste per il voto all’estero, in Valle d’Aosta e in Trentino-Alto Adige). Fdi sarebbe il primo partito della coalizione (e del parlamento) con 143 eletti, seguito da Forza Italia (44), Lega (35) e Noi Moderati (5). Il “campo largo”, la cui somma dei partiti sulla carta vale il 44,4% (nella realtà sommarli non sarà così semplice), avrebbe 151 seggi, con il Pd forte di 75 deputati e gli altri a seguire. Gli equilibri si ribalterebbero, però, se l’alleanza di Schlein e Conte riuscisse a colmare i pochi punti che la separano dal centrodestra. In quel caso sarebbe la sinistra ad aggiudicarsi il premio e la possibilità di governare. Dalla simulazione emerge anche che Calenda avrebbe una pattuglia di 12 deputati e Vannacci di 10. Se i loro voti scendessero del poco che basta per portarli sotto al 3%, quei seggi sarebbero assegnati ai partiti delle due coalizioni. I rapporti di forza non sarebbero molto dissimili al Senato, dove l’elezione avviene su base regionale. Il testo definitivo sarà comunque diverso da questo. Ci sono ancora aspetti da definire, alcuni dei quali evidenziati dal costituzionalista Stefano Ceccanti. Cosa accade, per esempio, se alla Camera e al Senato vincono due coalizioni diverse, e dunque ognuna conquista il «premio di governabilità»? Dubbi che una legge deve sciogliere. Ma l’impianto rimarrà quello che si è visto: il programma del centrodestra prevede correzioni, non stravolgimenti.

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