Elly chiede «chiarezza» alla Meloni, ed è la stessa Schlein che – ipsa dixit – vuole portare il Pd «verso un futuro che grazie anche alle nuove norme europee sempre più investa e costruisca dei cicli positivi, diciamo della circolarità, uscendo dal modello lineare. Questo è il tema». Ci pare chiaro. La capodem, in commissione congiunta Difesa-Esteri, ieri ha dichiarato: «Apprezziamo la vostra disponibilità a venire», riferendosi al governo, «ma chiediamo un’informativa della presidente del Consiglio, perché le implicazioni politiche chiamano in causa l’intero Paese, c’è bisogno di una parola chiara di Meloni». Elly, la stessa per la quale con lei a Palazzo Chigi «Trump non sarebbe mai un alleato»- quindi l’Italia uscirebbe dalla Nato – ha proseguito: «Ho letto che valuterete caso per caso per un supporto a queste azioni unilaterali.
Vorrei sapere, vi hanno chiesto supporto? Queste azioni fuori dal diritto internazionale cozzano contro l’articolo 11 della Costituzione, che non consente supporto ad azioni militari». C’è poi il diritto delle donne iraniane a non essere lapidate, quello degli omosessuali di non essere impiccati, dei dissidenti politici di non essere trucidati, ma per i dem bisognava sedersi a un tavolo per trattare col dittatore islamista Khamenei. Attenzione, arriva la perla di giornata: «La comunità internazionale deve impegnarsi per una transizione democratica e pacifica in Iran, di cui per noi deve essere protagonista il popolo iraniano che ha lottato per la libertà e per la democrazia». Quindi il popolo, quello già massacrato in piazza dal regime, dovrebbe arrangiarsi e continuare a farsi massacrare.
Da Bruxelles è intervenuto Sandro Ruotolo, il baffo più folto, canuto e antifascista del West: «L’escalation di Trump e Netanyahu contro l’Iran rischia di trascinare l’intera regione in una spirale fuori controllo. Intanto l’Europa appare incerta e l’Italia non può limitarsi ad allinearsi alle scelte di Washington. Bisogna fermare la spirale militare, pretendere un cessate il fuoco immediato e il ritorno alla diplomazia». Ruotolo sa come si fa.
Giuseppi Conte ha parlato di «disastro senza limite», ma non in riferimento al suo governo col Pd: «Secondo la rappresentazione del centrodestra saremmo tutti a favore del regime, ma non è così: noi siamo scesi in piazza contro quel regime feroce. Ma non possiamo affidare alle bombe i cambi di regime perché la storia non ci consiglia mai interventi del genere». Lo statista di Volturara Appula, nel corso dell’audizione dei ministri Crosetto e Tajani al Senato, ha continuato: «Vorremmo sapere cosa ne pensa il governo, non possiamo illuderci che il regime si faccia di lato», ed è il motivo per cui è stato bombardato anziché blandito durante un pranzo di lavoro, ma sssh, non ditelo al presidente dei 5Stelle.
È il momento di Angelo Bonelli della Bonelli&Fratoianni: «Dal governo italiano non è arrivata alcuna condanna rispetto all’escalation militare e alla violazione del diritto internazionale e le audizioni congiunte di Tajani e Crosetto sono state francamente imbarazzanti», non come quando Bonelli in parlamento brandiva i sassi dell’Adige accusando Mosè-Meloni di averlo prosciugato. Poi Bonelli ha chiesto «dove sono i servizi», ma poi ha aggiunto «segreti». Dove c’è un Bonelli c’è un Fratoianni: «Cosa dice il nostro governo, qual è il vostro giudizio? Voglio sapere: condannate l’attacco americano e israeliano? Che vuol dire rompere le alleanze. Non venitemi qui con la retorica dell’asse atlantico. Io non voglio rovesciare gli assi storici. Voglio chiedere: condannate la scelta di Trump e Netanyahu di destabilizzare l’area?». Il fatto che Fratoianni non voglia rovesciare gli assi storici ci consola: il suo carisma mondiale, viceversa, potrebbe determinare sconquassi. È lo stesso Fratoianni fino a ieri favorevole «al superamento della Nato» da cui l’europrodigio di Avs Ilaria Salis vorrebbe uscire immediatamente, e immaginiamo che la Salis sappia cos’è la Nato. Tocca a Magi, inteso come Riccardo, il capo di +Europa: «L’improvvisazione dei due ministri dimostra che l’Italia non ha una politica di esteri e difesa».
Le relazioni internazionali di Magi sono di prim’ordine: quand’è andato in Albania per protestare contro i centri per i migranti si è dimenato come un ossesso davanti alla Meloni e all’omologo Rama, le cui guardie del corpo, corpulente come il loro capo alto due metri e largo pure, hanno avuto pietà di lui limitandosi a prenderlo a pernacchie. ®