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Referendum Giustizia, la sinistra schiera Ficarra e Picone

di Alessandro Gonzato domenica 15 marzo 2026

3' di lettura

È un cretino – diceva Marcello Marchesi – ma ogni tanto ha un lampo. Di genio? No, riceve un telegramma lampo in cui gli confermano che è un cretino. A Roma le zucche vuote che hanno bruciato le foto della Meloni non conoscono i telegrammi e non avremmo preteso tanto, ma i genitori potrebbero comunque mandargli un messaggio. Nella prima immagine poi in fiamme, appiccate da un fumogeno, c’era la premier con a guinzaglio il ministro della Giustizia Nordio raffigurato con la museruola. Sempre nella foto la scritta “No al vostro referendum”. A fuoco anche un’altra foto, questa volta con la Meloni che stringeva la mano al premier israeliano Netanyahu: “No al vostro genocidio, 75mila civili uccisi, 2 milioni di sfollati”, e da qui sono scappati pure diversi cervelli.

A Roma, ieri, ha insultato il governo un’umanità variegata guidata da Potere al Popolo in cui spiccavano i movimenti per la Palestina guidata dal Global Movement to Gaza (quelli della Flotilla), i collettivi che lottano per le case altrui (quelle da occupare), gruppi quali Opposizione Studentesca d’Alternativa e l’Unione sindacale di base (per altezza per due). Più seria l’iniziativa che venerdì prossimo, sempre a Roma, vedrà Giuseppe Conte dialogare di separazione delle carriere ed elezione dei membri laici del Consiglio superiore della magistratura con Ficcarra e Picone (“Ci saluta Greggio e la Hunziker?”) ; ci sarà anche Enzino Iacchetti (l’altra sera ospite d’onore dello show di Dibba Di Battista) e vedremo se anche stavolta dirà a qualcuno «Brutto stronzo, adesso vengo giù e ti do un pugno». All’evento “La risposta è no!” non mancheranno Neri Marcorè né Pif, quello che faceva le candid camera e da tempo nel pantheon dell’intellighenzia progressista. E però, va detto, il livello dei relatori verrà innalzato da Andrea Scanzi. Appuntamento al Palazzo dei Congressi, inviale della Pittura. Sarà un capolavoro. D’altronde è iniziata la tragicomica settimana che porterà al referendum sulla giustizia.

Il corteo romano – “No sociale” – è partito sotto la pioggia da piazza della Repubblica e arrivato alle 18 in piazza San Giovanni. Lo spettacolo di venerdì, invece, inizierà alle 17, “Non mancare!” recita la locandina. Sul palco anche Enrico Grosso, il presidente del “Comitato per il No” che ieri ha condannato i cretini ma venerdì ha detto «con la vittoria del sì la vita dei cittadini è a rischio», però ha spiegato che qualcuno l’ha male interpretato.

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Attenzione, arriva una comunicazione di Potere al Popolo: «In piazza siamo in 20mila», il doppio degli iscritti a Potere al Popolo. Giovedì, antipasto dello spettacolo contiano, al Teatro Italia in Roma si schiereranno per il “no” perfino l’attore Riccardo Scamarcio, il comico Frank Matano e Alessandro Gassmann. Informeranno dei motivi del “No per il rispetto della Costituzione”, che è anche un “No per difendere l’indipendenza della magistratura e l’autorevolezza del Csm”.

Intanto dal presidente del Senato, La Russa, la condanna ai roghi del corteo: «Ancora una volta abbiamo assistito a incomprensibili e inaccettabili gesti d’odio contro esponenti del governo. Al presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al ministro della Giustizia Carlo Nordio rivolgo la mia solidarietà personale e quella del Senato». Nordio ha ringraziato.

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Sui social esce la nota di Fratelli d’Italia: «Se provate a chiedere loro della riforma, a stento sapranno dirvi che riguarda la giustizia. Ogni occasione è buona per la propaganda dell’estremismo rosso, che sfrutta il referendum solo per dare sfogo al proprio livore contro il Governo e contro l’intera Nazione». Sotto la foto del “post” la scritta “L’odio rosso scende il campo per il No”. Chi ha bruciato le foto verrà denunciato per vilipendio, ma i collettivi minimizzano.

In piazza San Giovanni altre zucche vuote, stavolta ornate di kefiah, hanno esposto uno striscione con le bandiere “dell’asse della resistenza”. Tra i famigerati vessilli c’era quello di Hezbollah. Tra le bandiere quella di Hashd al-Shaabi (Forze di mobilitazione popolare) e delle Brigate al-Qassam, braccio armato di Hamas. “Morte al sionismo e all’imperialismo!”, e poi un diluvio di insulti all’occidente. Si candidano a testimonial del “no” anche la donna cannone e quella barbuta. Se vince il “sì”, chiaramente”, trionfa il sessismo.

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