"Non credo di sbagliare a parlare del merito della riforma perché mi sono sempre fidata dell'intelligenza dei cittadini, e penso che la prima cosa che i cittadini vedono in questa campagna elettorale è che i toni sono oggettivamente oltre": Giorgia Meloni lo ha detto nello studio di Nicola Porro a Quarta Repubblica su Rete4, parlando del referendum sulla giustizia in programma il 22 e 23 marzo. Poi ha aggiunto: "Quando i toni sono così accesi o gli scenari che si paventano sono così drammatici, spesso è perché non si può dire la verità. Cioè, quando non si sta nel merito è perché il merito viene temuto. E ci sta, perché molte delle persone che noi abbiamo visto dire queste cose incredibili su quello che accadrà se passa la riforma della giustizia, in passato sostenevano esattamente quello che c'è scritto dentro la riforma della giustizia".
Su quest'ultimo punto in particolare, ha ricordato: "Il Partito Democratico che sosteneva la separazione delle carriere, che dovrebbe dire? Il Movimento 5 Stelle che sosteneva il sorteggio per i membri del Csm, che dovrebbe dire? Nicola Gratteri che sosteneva il sorteggio per i membri del Csm, che dovrebbe dire? E via discorrendo". E ancora: "Non lo so perché abbiano cambiato idea. Allora sì, la sinistra sicuramente" perché a proporre la riforma c'è un governo di destra, "di Gratteri non so dire perché non credo che la tesi di Gratteri sia: 'C'è un governo di destra, mi sta antipatico'. Certo che la sinistra non può dire: 'È stato un governo di centrodestra che ha fatto la riforma che proponevamo tutti perché sono stati più bravi di noi'. E quindi che devono dire? Attentato alla Costituzione, il fascismo, la deriva illiberale, perché è l'unico argomento che rimane, ed è l'unico argomento che rimane per mobilitare il proprio elettorato su una riforma che è di assoluto buon senso. Ma noi possiamo continuare così in questa nazione? Possiamo continuare che anche quando siamo d'accordo sul fatto che c'è qualcosa che non funziona e che si può sistemare se lo propone un altro dobbiamo per forza dire di no?".
Dunque, entrando nel merito della riforma oggetto della consultazione elettorale, ha spiegato: "Mette le basi per risolvere la gran parte dei problemi che abbiamo nella giustizia, che sono problemi, diciamo così, legati a un'imparzialità del giudice sulla quale spesso abbiamo avuto tutti quanti dei dubbi". E poi: "Il lavoro dei giudici è far applicare la legge, non è lavorare contro un governo se gli dà fastidio. Chiaramente parliamo di una minima parte della magistratura, ma di un problema". Il riferimento della presidente del Consiglio è "all'ultimo dei migranti liberati dall'Albania con a carico i reati di rapina impropria, furto aggravato evasione da misure alternative alla detenzione, violenza sessuale di gruppo, resistenza a pubblico ufficiale, spaccio di sostanze stupefacenti, lesioni personali aggravate, sequestro di persona, furto con strappo, resistenza a pubblico ufficiale, porto di armi con oggetti atti a offendere minacce e atti persecutori cioè stalking, estorsione aggravata, invasione di terreni o edifici, guida sotto l'influenza di alcol, guida sotto l'influenza di sostanze stupefacenti. È una persona sola liberata perché ha chiesto la protezione internazionale".
Passando alla questione delle correnti in magistratura, la presidente del Consiglio ha aggiunto: "Io voglio una riforma che consenta a magistrati bravi che fanno il loro lavoro di poter avanzare di carriera anche se non sono inseriti nel meccanismo spartitorio delle correnti ideologizzate. È esattamente anche per questo che sto facendo la riforma, perché in Italia noi abbiamo migliaia e migliaia e migliaia di giudici che fanno ottimamente il loro lavoro e che spesso sono stati mortificati perché non avevano le amicizie giuste. Non è una riforma fatta contro i magistrati, ma una riforma fatta per tutti i magistrati, che è una cosa diversa: è una riforma che introduce la meritocrazia, che introduce la responsabilità e che quindi consente anche una giustizia più efficiente, perché dove c'è responsabilità, dove rispondi anche quando sbagli, quando sei negligente o quando non fai il tuo lavoro, hai una risposta in termini di efficienza".
In ogni caso, ha ribadito che "io non mi dimetto" se dovesse vincere il No al referendum: "Invito i cittadini ad andare a votare guardando il merito della riforma perché questa non è una riforma di destra, non è una riforma di sinistra, è una riforma di buonsenso e tutte le persone di buonsenso che siano di destra o di sinistra devono cogliere l'occasione di modernizzare questa nazione. Io intendo arrivare alla fine della legislatura e farmi giudicare dagli italiani sul complesso del lavoro che ho fatto quindi non avrebbe senso che io mi dimettessi anche nel caso di vittoria del No. Oggi non si vota sulla Meloni ma sulla giustizia e non sono qui perché ho paura di quello che accadrà di me. Anche perché' qui non crolla nulla". Rispondendo alle critiche ricevute per le affermazioni sugli stupratori che tornerebbero in libertà con la vittoria del No, Meloni ha detto: "Se io vendo fumo, Conte è direttamente una ciminiera...".
Sulla guerra in Iran, invece, ha detto: "Quello che noi possiamo fare adesso è rafforzare la missione Aspides, quindi parliamo del Mar Rosso. Sullo Stretto di Hormuz, chiaramente è più impegnativo, perché vorrebbe dire fare un passo avanti verso il coinvolgimento. Da una parte per noi è fondamentale la libertà di navigazione, che è oggetto anche oggi di uno statement che è stato fatto con i nostri partner. Intervenire significa oggettivamente fare un passo in avanti nel coinvolgimento". Mentre sulle basi italiane nell'area del Golfo ha sottolineato: "Chiaramente c'è un tema di monitoraggio, di attenzione verso i nostri militari che sono molti nell'area, particolarmente per quello che riguarda Erbil e il Kuwait, anche se i militari sono stati ridotti e sono rimasti quelli strettamente necessari a far camminare missioni che, dobbiamo ricordare, sono importanti, sono missioni contro il terrorismo, internazionali. Perché è molto importante secondo me la nostra solidarietà in questo momento e la nostra presenza per i Paesi del Golfo che sono nostri partner strategici e perché noi in quella zona, in quell'area abbiamo decine di migliaia di italiani".