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Se la bomba è anarchica non è un attentato alla democrazia

La riforma Nordio invece sì... Il silenzio della sinistra sui fatti di Roma? Non c'è da stupirsi...
di Pietro Senaldi domenica 22 marzo 2026

3' di lettura

La fiaccola dell’anarchia ha sempre la capacità di scaldare i cuori della sinistra. Se dovessimo fare una sintesi brutale della situazione, potremmo dire che sia i nuclei anarchici insurrezionalisti, i più pericolosi, sia il Fronte Rivoluzionario Anarchico, quello più istituzionale per intendersi, anche se è parola usata a sproposito, dedito ad azioni violente ma non ad attentati, hanno contatti con alcuni centri sociali. Ne frequentano le sedi e, all’occorrenza, esse possono diventare luoghi di aggregazione delle cellule anarchiche. L’estrema sinistra invece ha con questo universo una convergenza parziale, un legame più tenue, un’alleanza nella critica al regime carcerario del 41bis per i bombaroli in carcere. Quanto alla sinistra cosiddetta istituzionale, il dialogo è limitato e occasionale, concentrato su singoli temi, come i diritti umani e le condizioni delle nostre prigioni.

Non c’è di che stupirsi, visto che l’anarchismo nasce a sinistra, ormai quasi duecento anni fa, quasi in contemporanea con i primi passi del movimento operaio e socialista europeo, come opposizione al capitalismo. Dalla sinistra politica lo separa solo lo statalismo di questa, non la battaglia sociale.

Ed è anche per questa ragione che dal campo largo non si è levata neppure una vocina allarmata, in due giorni, per il fatto di cronaca-politica del fine settimana. Due anarchici sono saltati in aria mentre stavano preparando una bomba nei pressi di una ferrovia. Per gli inquirenti volevano fare un attentato, ma nessun leader o leaderino della sinistra ritiene la cosa degna di nota. Non si muovono neppure i sottopancia e i cacciatori di agenzie.

Il silenzio è fragoroso, per restare in tema. Gli stessi politici che da mesi parlano di una riforma sottoposta a referendum popolare come di un attentato allo Stato e alla Costituzione non si allarmano nell’apprendere che in Italia c’è chi l’attentato lo preparava davvero. Sarà perché Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone i due terroristi morti, erano vicini ad Alfredo Cospito, l’anarchico amico dei mafiosi e nemico del 41 bis che una folta dichiarazione dem andò a visitare in cella per raccoglierne le lamentele; e quindi meglio scegliere la politica dello struzzo, nella speranza che gli altri non si ricordino. O sarà invece perché i report del Viminale da tempo parlano di una saldatura tra le frange violente di Askatasuna, il centro sociale con cui l’intelligentia rossa non riesce a tagliare il cordone ombelicale, e il mondo anarchico: e quindi meglio non smuovere troppo il terreno, potrebbero emergere scheletri inquietanti.

Fatto sta che è innegabile che i compagni abbiano osservato sui bombaroli e l’allarme che sta dietro di loro un silenzio imbarazzato; pre-elettorale, si potrebbe dire, a voler essere generosi. Per loro quanto è accaduto nelle campagne laziali non esiste. Rosi Bindi, all’indomani dell’esplosione, affronta il tema dell’eversione, ma la mette in conto alla destra. Perché non ha scritto la Costituzione, dice lei, ma neppure i grillini o i verdi, con i quali l’impenitente democristiana sogna di governare, lo hanno fatto. Certo, come dice Maurizio Gasparri, che spesso ci azzecca, per commentare le bombe anarchiche l’opposizione dovrebbe dare ragione al ministro dell’Interno e ammettere di aver sbagliato; ma l’onestà non è la specialità della casa. Quando Matteo Piantedosi, in Parlamento, disse che questo tipo di terrorismo avrebbe potuto colpire, Elly Schlein e compagni lo aggredirono, giudicandolo “irresponsabile”. E ora? Zitti. Al solito, meglio accusare la destra di ogni nefandezza, piuttosto che fare i conti con i compagni che sbagliano. 

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