Un silenzio assoluto regna nel Pd di fronte alla notizia, rivelata da Libero, di un incontro a pranzo, in uno dei ristoranti più chic della Capitale, tra Giuseppe Conte e Paolo Zampolli, inviato speciale di Donald Trump per la global partnership. Nessuno vuole commentare. Sia nel giro più vicino a Elly Schlein, sia nelle correnti più lontane. Certo, la notizia è passata di chat in chat, diventando oggetto di commenti più o meno seri. Del resto, conferma un’idea che, nel Pd e non solo, è abbastanza diffusa: Conte è un abile giocatore, si muove su più piani, frequenta ambienti differenti, sa indossare gli outfit giusti al momento giusto e ne ha parecchi nell’armadio. È proprio questa la sua abilità: riuscire a tenere insieme il bianco e il nero, l’alto e il basso, i rapporti con l’establishment e la piazza, l’amministrazione Usa e le manifestazione pro-Gaza, le gerarchie ecclesiastiche e il Gay Pride. È la sua forza. Però nessuno ha voglia di farlo notare o di commentarlo odi attaccarlo. Non ora, non in un momento come questo, con il dibattito sulle primarie che ha infuocato il clima e reso fragilissimi gli equilibri. Attaccare Conte, ora, significa non rispettare il mantra del «testardamente unitari».
Nessuno se la sente. Anche se, a microfonti spenti, la preoccupazione di essere «cannibalizzati» dal M5S e dal suo leader c’è eccome. Il tour nel Paese, il libro, le primarie. L’offensiva di Conte ha spiazzato il Pd. E la reazione ancora è balbettante. Forse Elly Schlein risponderà con una mossa identica: un libro e un tour. Ma insegue. Davanti, ora, c’è Conte. L’unico a rompere, coraggiosamente, il silenzio è Filippo Sensi, che, ironico, scrive su X: «Non capisco la sorpresa per un leader di un movimento di destra che incontra l’emissario di un Presidente di destra». Ma i commenti, sotto il post di Sensi, non sono tutti gentili. Segno che il dogma unitario è fortissimo nel popolo dem: l’alleanza con il M5S va salvata sempre e comunque. Chi la incrina, vuole la vittoria della destra, è amico del mio nemico.
FdI ridicolizza Giuseppe Conte: "Campione del mondo!"
L'ultima pennellata trasformista? Il pranzo faccia a faccia con Paolo Zampolli, emissario di Donald Trump in Italia,...Nella classe dirigente, poi, non si vuole irritare i vertici del Pd che hanno raccomandato di evitare polemiche di ogni tipo, specie con gli alleati. Anche perché, magari, Conte puoi ritrovartelo candidato premier fra un anno, attaccarlo ora non è lungimirante. Si cammina sui carboni ardenti e nessuno vuole esporsi. I carboni sono quelli di una gara, quella per la premiership, di fatto iniziata, ma senza certezze. Ieri, per dire, è tornato a parlare Goffredo Bettini, riferimento dell’area romana del Pd (Roberto Gualtieri, Claudio Mancini), di nuovo dando una randellata all’ipotesi che Schlein faccia il candidato premier.
«Conte», ha detto, «ha fatto un atto di generosità, per certi aspetti ingenuo sulle primarie. Ha voluto dire che è dentro il campo. Ora che abbiamo convenuto che nessuno è contrario per principio alle primarie», ha però aggiunto, «lasciamo stare il tema. Se si vota subito senza cambiare la legge elettorale, ci sono altre vie» . Il consiglio, dunque, è rimandare la scelta.
Paolo Zampolli: "Conte è un amico vuole che io porti i suoi saluti a Trump"
L’italo-americano Paolo Zampolli, uomo di affari e di importanti relazioni pubbliche e private, è molte cos...Ma per fare cosa? «La mia esperienza mi dice che bisogna pensare al migliore per vincere. Arriveremo vicino al voto. Non credo al federatore, abbiamo leader di primo livello: Schlein e Conte. Includo anche Silvia Salis come espressione di una generazione diversa. Contro la Meloni una donna avrebbe qualche vantaggio, ma non farei di questo il tema fondamentale Stimo molto Manfredi, è una persona che si è rivelata molto più forte di quanto tutti potessero immaginare. Allo stato attuale, sia Schlein che Conte hanno un legittimo sentimento di giocare una partita che li riguarda. Mala generosità può venire strada facendo». Concetto ribadito da Gualtieri: «Le primarie le fanno gli elettori votando per il loro partito preferito e normalmente il premier è il leader del partito che arriva primo, succede così in tutta Europa», ha detto all’Aria che tira, su La7.




