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Giuseppe Conte, l'ultima giravolta sui maxi-radar Usa

di Michele Zaccardivenerdì 3 aprile 2026
Giuseppe Conte, l'ultima giravolta sui maxi-radar Usa

3' di lettura

Troncare sopire, sopire troncare. Giuseppe Conte va a Niscemi, in Sicilia, per sbraitare contro il governo. Ma non dice niente del Muos, il sistema di comunicazioni satellitari, che si trova a pochi chilometri dalla cittadina siciliana colpita dalla frana, che garantisce agli Stati Uniti l’operatività militare nel Mediterraneo e in Medio Oriente. Insomma, un architrave della politica estera americana e che, fino a pochi giorni fa, apertamente osteggiato dal Movimento 5 Stelle, che si è sempre posto alla testa delle proteste contro l’infrastruttura. L’ultima manifestazione per dire no al Muos è stata di quattro gironi fa. Eppure, Conte ieri su questo ha sorvolato. Nessun commento, niente di niente. Certo, il sospetto che si fa avanti è che sia la sua vicinanza a Donald Trump - di cui ha incontrato martedì il plenipotenziario a Roma, Paolo Zampolli, come raccontato da Libero - a spiegare la sua reticenza.

Meglio non rompere troppo con gli Usa, nonostante le feroci invettive (pubbliche) contro la guerra scatenata da Washington contro l’Iran e il sostegno incondizionato dell’amministrazione americana a Israele. Del resto, come spiegare altrimenti il suo silenzio? Anche perché il tema è di stretta attualità: non solo perché il Muos è un tassello fondamentale delle operazioni militari americane in Medio Orienta, ma anche perché rischia di crollare, visto che sorge ad appena otto chilometri di distanza dalla frana che ha travolto Niscemi, all’interno della Riserva Sughereta. Il fenomeno franoso che interessa il Muos è indipendente da quello che ha interessato il paese di Niscemi, anche se geologicamente simile. E questo preoccupa gli abitanti: «Un abbassamento dell’inclinazione potrebbe comportare un abbassamento del raggio delle antenne con conseguenze molto gravi per la popolazione» denuncia il comitato No Muos.

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Ma di cosa si tratta? Il Mobile User Objective System, Muos appunto, è il grande sistema di comunicazioni satellitari della Marina militare statunitense. Per anni si è parlato del movimento “no Muos”, che si opponeva allo sviluppo militare della zona e per la paura di un potenziale inquinamento elettromagnetico. Ora, con gli attacchi congiunti di Usa e Israele contro l’Iran, quella struttura è tornata al centro del dibattito politico e del risiko mediterraneo. Si tratta di un sistema di comunicazioni satellitari a banda ultra-alta frequenza (Uhf) di nuova generazione, progettato e costruito da Lockheed Martin perla Marina degli Stati Uniti e pienamente operativo dal 2019.

Niscemi è uno dei quattro nodi terrestri globali del sistema Muos: gli altri si trovano in Virginia (Usa), Hawaii e Australia. La posizione mediterranea della stazione siciliana è tutt’altro che casuale: da Niscemi si raggiunge infatti in tempo reale l’intero arco di crisi che va dal Nordafrica al Medio Oriente, dal Mar Rosso al Golfo Persico, rendendo la base un elemento irrinunciabile per le operazioni statunitensi nella regione. Attenzione, però: il Muos non è semplicemente un ripetitore radio, bensì il sistema nervoso delle comunicazioni tattiche e strategiche della Marina americana e, per estensione, di tutte le forze armate statunitensi che operano nelle zone di crisi. Il sistema garantisce comunicazioni voce e dati ad alta velocità e bassa latenza a oltre 18mila terminali militari mobili, collegando in rete centri di comando e controllo, droni Global Hawk e MQ-9 Reaper, sottomarini nucleari, gruppi navali d’attacco, unità di fanteria e missili Cruise.

Con l’inizio dei bombardamenti israelo-americani sull’Iran, il Muos di Niscemi è diventato immediatamente uno degli snodi più sensibili del conflitto. Il funzionamento dell’infrastruttura è continuo e sistemico: non può infatti essere “spento” o “sospeso” per le operazioni in un determinato teatro. Se i droni MQ -9 Reaper decollano da Sigonella per sorvolare il Golfo Persico, se i sottomarini nucleari americani nel Mediterraneo orientale ricevono ordini operativi, se gli aerei spia P -8A Poseidon trasmettono dati di sorveglianza, tutto questo transita, almeno in parte, attraverso la rete Muos e il nodo terrestre di Niscemi.

Insomma, smantellarlo sarebbe, per usare un eufemismo, una bella grana per il governo. Ed ecco perché Conte ha messo la sordina all’argomento. Consapevole della delicatezza del tema, e desideroso di non inimicarsi Trump in vista di un suo (improbabile ma non certo impossibile) ritorno a Palazzo Chigi, il leader grillino sta studiando accuratamente tutte le mosse, attento soprattutto a non commettere passi falsi. A cominciare dal Muos. E poco importa se così si rinuncia a una battaglia storica. Tanto, non sarà certo la prima volta. L’importante difatti è galleggiare.

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