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Il lamento degli orfani del caos

di Mario Sechi giovedì 9 aprile 2026

3' di lettura

Nel cuore della notte di martedì è arrivata la delusione per la sinistra che puntava sul “Trump guerrafondaio” per montare la gazzarra parlamentare ad uso interno nel giorno (oggi) dell’intervento di Giorgia Meloni alle Camere sulla crisi nel Golfo. I progressisti, quelli che la sanno lunga e la capiscono cortissima, pensavano che Trump avrebbe raso al suolo l'Iran, bombardato a tappeto la Grande Persia che non riescono a individuare sulla mappa, erano già pronti alla manifestazione di massa contro il “genocidio” americano dei poveri iraniani, dopo non essersi accorti di quello degli ayatollah contro i manifestanti per la libertà che le classi in carrozza dell’Occidente disprezzano.

È finita come avevamo previsto: Trump ha applicato la tecnica del negoziato duro, scartavetrato, indigeribile per i damerini europei, anche al caso di Teheran, è dal 2016, l’anno in cui trionfò contro Hillary Clinton, che Donald usa questo metodo. E la cosa incredibile non è che lui continui a farlo, ma che dopo 10 anni gli avversari non abbiano capito come funziona: Trump non va preso alla lettera, va preso sul serio. Non penso abbia mai letto Niccolò Machiavelli, ma lo applica istintivamente, parla la lingua dei suoi avversari per farsi capire. E il regime iraniano ha capito di aver rischiato di essere raso al suolo. Sia chiaro, un gruppo di gangster che ha trucidato il proprio popolo, impiccai dissidenti, merita di sparire, ma c’è tempo e la rivoluzione khomeinista è comunque finita, il regime è al tramonto, l’Iran si è arreso.

Da buoni venditori del suk, cercano di guadagnare tempo e per questo occorre esser cauti, potrebbero cadere nell’illusione di aver intrappolato Trump in un ennesimo negoziato. L’Iran cerca di guadagnare tempo, mentre le sinistre cercano di speculare sulla “vendetta americana”, sono due strategie fallimentari.

Che cosa resta sul campo? La vera battaglia è quella tra Cina e Stati Uniti. La gran parte del flusso di petrolio dallo Stretto di Hormuz è diretta in Asia. Lo strangolamento da parte dell'Iran non poteva in ogni caso durare e il messaggio della Casa Bianca all’Impero Celeste di Xi Jinping è chiaro: devi fare i conti con la potenza dell’aquila americana. Il dragone cinese avrà capito? La Cina con la Russia ha votato nel Consiglio di sicurezza dell’ONU per fermare una risoluzione presentata dal Bahrein che liberava lo stretto di Hormuz. Sono minuetti politici, niente di più, è chiaro che siamo di fronte a un voltapagina della storia. Nel Golfo le petromonarchie si sono alleate con gli Stati Uniti e con Israele, che continua la sua guerra con il Libano e non la chiuderà finché la minaccia di Hezbollah non sarà spazzata via, Israele deve vivere.

Hanno deciso di eliminare la minaccia nucleare iraniana, questo è il vero punto della storia che la sinistra italiana non ha capito, e non a caso il dossier ruota tutto intorno alle potenze nucleari. La mediazione è stata fatta dal Pakistan (che ha la bomba atomica), l’Iran vuole l’arma nucleare, gli Stati Uniti e la Russia hanno le chiavi del club dell’atomo, la Cina è una silente potenza nucleare, come la Corea del Nord, entrata nel circolo radioattivo grazie alle amnesie di tanti presidenti americani. In Europa la Bomba è nelle mani di Macron, praticamente nessuno, visto che a Bruxelles sono incapaci perfino di difendere i nostri interessi commerciali nel Golfo. Siamo sempre fermi a Kissinger, che la sinistra e la destra dovrebbero studiare con grande attenzione, l’Europa è un gigante economico, un nano politico e un verme militare.

Se qualcuno ha delle idee si faccia avanti, una cosa è certa, Trump ha usato la forza per negoziare la pace (tutta da costruire), mentre la sinistra irresponsabile, fin dal surreale dibattito in Parlamento con Guido Crosetto in cui si agitava l’inesistente minaccia di un conflitto nucleare in Iran, ha soffiato sulla guerra.

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