"Sono impazziti da quando è venuto fuori che c'è il rischio di un'infiltrazione in Fratelli d'Italia, addirittura delle cosche camorristiche e dei clan mafiosi". Ospite di Corrado Formigli a Piazzapulita, su La7, Giuseppe Conte perde il controllo per attaccare il partito di Giorgia Meloni.
Reduce da un confronto assai nervoso alla Camera con la premier che ha riferito in aula in mattinata, il presidente del Movimento 5 stelle, si è difeso in modo scomposto dalle accuse di FdI sul periodo Covid: "Non ci sono ombre nella gestione del Covid: io ho chiuso la partita Iva, ha chiuso lo studio, sono andato via e non ha avuto più nessun rapporto professionale, è stato già chiarito. C'è una particolarità però, sono impazziti perché adesso c'è il problema di Fratelli d'Italia e Meloni dovrebbe chiarire, come leader di partito, su queste infiltrazioni, perché dalla inchiesta Idra di Milano filtrano notizie che quantomeno una leader di partito dovrebbe chiarire. L'unica truffa accertata è quella della Santanchè, la truffa Covid. L'unica società in affari con la mafia, addirittura, è quella di Delmastro che adesso hanno fatto dimettere, ma siccome è un fedelissimo di Meloni, ce l'hanno lì al partito e continuerà a recitare, immagino, un ruolo di primo piano".
Palle in tribuna e fallacci anche sulla questione guerra. Il governo, attacca l'ex premier, "consente agli F35 di atterrare e ripartire anche da Sigonella. Gli F35 sono attrezzati per colpire, non certo per monitoraggio aereo. E' assolutamente necessario, lo prescrive la nostra Costituzione, se ci sono azioni illegali dal punto di vista del diritto internazionale le nostre basi non vanno concesse neppure come supporto logistico".
In mattinata, quando Meloni si è rivolta direttamente a Elly Schlein, segretaria del Pd, quasi riconoscendone la leadership nel centrosinistra, Conte in Transatlantico si è sfogato con i giornalisti, prendendola malissimo. "Con Schlein rapporti sereni? Assolutamente sì. Ci incontriamo e ci parliamo, poi è chiaro che i giornali un po' di pepe devono anche metterlo nelle loro pagine - glissa Giuseppi -. La verità è che da parte mia e da parte sua c'è la consapevolezza che dobbiamo lavorare a questo progetto politico condiviso perché dobbiamo assolutamente mandare a casa Meloni, non con un progetto che sia anti-Meloni ma con un progetto che raccolga la sfida progressista".