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Quella sinistra aggredita dai violenti che lei stessa ha legittimato

Cambiare Rotta spruzza peperoncino contro il radicale Hallissey che sventolava la bandiera ucraina: abrasione alla cornea. A Bologna interrotto il sindaco Lepore, critiche a Sala e Gualtieri
di Massimo Sanvito domenica 26 aprile 2026

3' di lettura

Il blitz, spray al peperoncino in pugno, è fulmineo. «Fuori i fascisti dal corteo!». I radicali, che sventolano bandiere dell’Ucraina a Porta San Paolo a Roma pronti per il corteo del 25 Aprile, vengono accerchiati e aggrediti. I vessilli presi e strappati. Matteo Hallissey, il presidente di +Europa, si porta le mani sul volto: non vede più nulla. L’ambulanza lo trasporta al pronto soccorso oftlamico e il responso è netto: abrasione alla cornea. Poteva lasciarci un occhio, in piazza, per mano dei comunisti di Cambiare Rotta e di Potere al Popolo rimasti ai tempi di Stalin e dell’Unione Sovietica («Kiev? Un regime nazigolpista»). Gli stessi violenti che la sinistra ha troppo spesso giustificato e tollerato nelle università e nelle strade. Purtroppo, il conto da pagare arriva sempre. «In una festa come quella della Liberazione è inammissibile ci sia spazio per questi gruppi violenti e incapace di tollerare la diversità in una piazza che dovrebbe essere inclusiva e aperta, nel ricordo dei partigiani e a sostegno di tutti i popoli che ancora oggi si difendono», spiega Hallissey. «Chiediamo a tutti i gruppi democratici, progressisti che oggi hanno sfilato nei vari cortei di prendere le distanze da questo gruppo di violenti che rischiano di rovinare delle giornate così importanti», aggiunge.

Solidarietà sparsa arriverà dalle forze moderate del “campo largo” (riformisti Pd, Azione e Italia Viva). Non dall’Anpi. Persino l’ambasciata di Kiev in Italia è intervenuta, parlando di «aggressione e discriminazione assolutamente inaccettabili» Dall’inizio alla fine. Durante il suo discorso conclusivo il sindaco della Capitale, Roberto Gualtieri del Partito democratico, viene interrotto da una donna sotto il palco. «Fascista. Il Comune di Roma ha fatto un accordo con i sionisti. Vergogna. Fai schifo. Stai vendendo la città, infame. Lobbista», grida. Un’altra macchia sul 25 Aprile romano. La piazza, va detto, silenzia a suon di fischi la signora e Gualtieri ringrazia e prova a sdrammatizzare: «Grazie a tutti. Ma sono cose che succedono: a noi le piazze piacciono vere. Ne abbiamo fatte tante di assemblee». Da sindaco a sindaco. Pure a Bologna, la rossissima Bologna amministrata dal piddino Matteo Lepore, insulti e contestazioni. In piazza Nettuno, mentre sta intervenendo dal palco, Lepore viene stoppato da una cinquantina di esagitati che impugnano bandiere palestinesi e cartelli (“Liberazione ieri dal fascismo, oggi dal sionismo”, “Free Palestine, liberazione dal sionismo e dal fascismo”) e indossano la kefiah. «Palestina libera», è il grido di battaglia. «Sindaco, parla di Gaza, non solo di Minneapolis», arringano i pro-Pal. Gli israeliani? «Sono tutti assassini». Benjamin Netanyahu? «Un torturatore». E menomale che Lepore aveva pure issato bandiera palestinese sul palazzo del Comune, lisciando sempre il pelo ad antagonisti e Flotilla sul Medio Oriente... Ecco il ringraziamento degli amici. A Bologna, tra l’altro, i centri sociali - in testa il Laboratorio Crash a cui la stessa giunta Lepore ha concesso un immobile - in mattinata hanno sfilato insieme a Potere al Popolo e Usb per la manifestazione intitolata “Blocchiamo la guerra, mandiamo a casa il governo Meloni, rompiamo con il modello Lepore”. Curioso. Da quello stesso corteo è stato pure cacciato un signore che camminava con diverse bandiere, tra cui quella Ucraina e quella dell’Unione europea.

A Milano, poi, oltre alla vergogna antisemita (che trovate nella pagina qui a fianco) va in scena la bastonatura di Beppe Sala, altro sindaco progressista. Durante il comizio alternativo in piazza San Fedele, il responsabile della logistica della Freedom Flotilla nonché rappresentante di Udap (Unione democratica arabo palestinese), Shokri Hroub, attacca: «I manifestanti con le bandiere israeliane la gente intorno non li voleva, li voleva fuori dal corteo. Questo messaggio deve arrivare a Sala, che è un complice del genocidio». La colpa di Beppe? Non aver interrotto il gemellaggio con Tel Aviv. «Solidarietà e sdegno profondo per questa vergogna. Le piazze del 25 Aprile vanno liberate dal ricatto dei violenti, dei razzisti e degli estremisti. La sinistra quando fa finta di nulla è complice di questo scempio», è l’attacco, durissimo, del leader di Azione, Carlo Calenda. A dimostrazione che l’unico campo esistente è quello “stretto”, che vira a sinistra, non certo quello “largo”. La Liberazione, ormai, è il ring per la resa dei conti interna alla sinistra.

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25 aprile

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