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Beatrice Venezi "bullizzata perché non canta Bella ciao": chi bombarda la sinistra

lunedì 27 aprile 2026

2' di lettura

La fine del rapporto professionale tra Beatrice Venezi e il Teatro La Fenice arriva, ovviamente, tra le scene di giubilo della sinistra. Un epilogo forse scritto che rende ancora più plastico un sospetto: l'ostracismo nei confronti della direttrice d'orchestra maturato negli ultimi mesi era legato a motivi più politici che artistici.

"La Fondazione Teatro La Fenice ha licenziato Beatrice Venezi dopo che la stessa aveva irriso i suoi musicisti. È una buona notizia e il fatto che non sia stata lei a fare un doveroso passo indietro è la prova del nove che era del tutto inadeguata a quel ruolo. La destra continua a distribuire poltrone secondo amicizie e convenienze. Il merito lo sbandierano e basta", attacca Elisabetta Piccolotti, deputata di Alleanza Verdi e Sinistra

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A lei, e idealmente a tutte le opposizioni, risponde Alfredo Antoniozzi, esponente di Fratelli d'Italia: "L'amara verità è che l'Italia ancora oggi è come quella che descrisse Montanelli cinquant'anni fa: regna il centrodestra ma governa la sinistra nei posti chiave della cultura. Beatrice Venezi è stata rimossa per un'opinione legittima che non era affatto lesiva del decoro della Fenice. E' stata rimossa perché è culturalmente di destra. Oltre che essere brava. Ma il fatto di essere brava e donna purtroppo non si aggiunge a quello di essere un'antifascista manieristica come artiste di piccolo pregio che hanno successo solo per questo. A lei la mia solidarietà".

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"Beatrice Venezi - aggiunge Simona Loizzo, deputata della Lega - è stata bullizzata per mesi perché culturalmente è di destra. Non importa che sia una grandissima direttrice di orchestra. Ha il vizio di non cantare Bella Ciao. Prima o poi doveva pagare. A lei la nostra solidarietà".

"Arriva finalmente un sussulto di dignità dopo una gestione che ha esposto il Teatro La Fenice a una crisi profonda e a un danno di immagine di rilievo internazionale - è il commento di segno opposto di Francesco Verducci, senatore del Partito democratico. "La vicenda legata a Beatrice Venezi rappresenta in modo emblematico il disastro di una destra che tratta la cultura come terreno di occupazione anziché come spazio autonomo da tutelare. Per troppo tempo si è ignorato il valore delle professionalità interne, lasciando lavoratrici, lavoratori e orchestra in una condizione di tensione e scarso rispetto. Oggi, si compie un passo che riconosce il loro valore ma resta il segno di una gestione che non avrebbe mai dovuto assumere questi contorni oscuri e inquietanti. La cultura deve essere rispettata nella sua indipendenza e nelle sue competenze. Le istituzioni non possono essere piegate a logiche politiche o di appartenenza. A tutt'oggi sono tantissimi i casi Venezi sparsi per l'Italia dovuti all'arroganza della destra. Si liberi finalmente la cultura italiana dall'aggressione permanente della destra".

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