Carlo Nordio non le manda a dire a Debora Serracchiani. Al centro la grazia a Nicole Minetti. "Prima di chiedere le mie dimissioni l'onorevole Serracchiani avrebbe dovuto rileggere, visto che è laureata in giurisprudenza, l'articolo 681 del codice di procedura penale, sui provvedimenti relativi alla grazia", tuona il ministro della Giustizia. Poco prima, la deputata e responsabile Giustizia del Pd, ne ha invocato le dimissioni.
"Cosa sta aspettando Giorgia Meloni a far fare un passo indietro al ministro Carlo Nordio? Non c’è più tempo da perdere: la sua permanenza al Ministero della Giustizia si sta rivelando estremamente dannosa e il dicastero appare privo di guida e controllo - attacca invece la dem Debora Serracchiani, responsabile Giustizia del Pd - Quanto sta emergendo è di una gravità inaudita. La grazia è un istituto di massima delicatezza che non può essere gestito con istruttorie improprie o superficiali. Il caso Minetti rappresenta un fatto senza precedenti, con un supplemento di analisi richiesto dal Quirinale che segnala un livello di approssimazione e sciatteria a via Arenula mai visto prima", sono state le parole della dem.
Il riferimento, appunto, è a quanto accaduto in queste ore. La Presidenza della Repubblica ha inviato una lettera al ministero della Giustizia per verificare la "supposta falsità" di alcuni elementi contenuti nella domanda di grazia, poi approvata, relativa all'ex consigliera regionale della Lombardia, vicina a Silvio Berlusconi e finita al centro delle cronache politiche e giudiziarie per il cosiddetto 'caso Ruby'. Caso per cui era stata condannata in via definitiva per i reati di peculato e favoreggiamento della prostituzione a una pena complessiva di 3 anni e 11 mesi, da scontare ai servizi sociali. L'atto di clemenza le è stato concesso da Sergio Mattarella lo scorso 18 febbraio, per motivi umanitari: la grazia "si è fondata anche sulle gravi condizioni di salute di uno stretto familiare minore della Minetti che necessita di assistenza e cure particolari", aveva precisato il Quirinale lo scorso 11 aprile, quando la notizia - prima mai veicolata dalla presidenza della Repubblica - era stata svelata da 'Mi manda Raitre' e dal 'Fatto Quotidiano'. Il minore in questione è il bambino adottato dall'ex igienista mentale e dal compagno imprenditore Giuseppe Cipriani, descritto nell'istanza come gravemente malato e orfano. Oggi, però, il Fatto Quotidiano torna sulla sua storia: avrebbe una madre biologica in Uruguay, che ora è scomparsa, e Minetti le avrebbe fatto causa per toglierle la patria potestà. Secondo il quotidiano emergerebbero dei dubbi anche sulle condizioni cliniche e le cure mediche di cui il bambino necessiterebbe. Di qui la lettera a via Arenula.