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Il sogno di Beppe, da Palazzo Marino al posto di Salvini

Beppe Sala, sindaco di Milano sino alla primavera del prossimo anno, non è tipo da stare con le mani in mano. Qualcosa da fare deve pur trovarla
di Enrico Paoli sabato 23 maggio 2026

2' di lettura

L’idea o, forse, il sogno shakespeariano («Noi siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo di un sogno è racchiusa la nostra breve vita») di diventare il federatore del centrosinistra è tramontata da tempo. Del resto chi aveva lanciato il sasso ha ritirato mano, lasciando altri a muovere le acque. Ma Beppe Sala, sindaco di Milano sino alla primavera del prossimo anno, non è tipo da stare con le mani in mano. Qualcosa da fare deve pur trovarla, mica può consumarsi sulla bici da corsa, la sua grande passione sportiva (ampiamente condivisa...). E così, prefigurando la vittoria del centrosinistra alle prossime elezioni politiche (roba tutta da vedere...), il primo cittadino del capoluogo lombardo affida a Sette, il settimanale del Corriere della Sera, i suoi sogni e bisogni, visioni e speranze. Una in particolare, però, colpisce più delle altre.

«Sarei disponibile a dare una contributo al governo di questo Paese», dice Sala, rispondendo ad una domanda del corsivista Beppe Severgnini del quotidiano di via Solferino, «in questo momento Milano avrebbe bisogno di valorizzare quello che ha: trasporto pubblico, sviluppo ambientale e molto altro. Ne beneficerebbe il Paese». Tralasciando l’ultimo elemento, i benefici per l’Italia, la sostanza è nella premessa: il contribuito al governo. Insomma, senza girarci troppo interno, Beppe da Milano si vede già al ministero delle Infrastrutture, al posto di Matteo Salvini, con il quale duella a distanza da tempo, avendo elevato il leader della Lega a suo avversario preferito. Il dicastero di Porta Pia, sede ministeriale particolarmente ambita, non solo fa muovere l’Italia, ma determina anche lo sviluppo infrastrutturale del Paese.

Per dirne una: come la pensa Beppe circa il ponte sullo Stretto? Una risposta sarebbe gradita... Ma al netto degli aspetti pratici, magari Sala lo mettono alla Cultura o allo Sport e cambia tutto, a contare è la traiettoria, più dell’obiettivo, se davvero si vuol decifrare la traiettoria politica di Beppe. Al quale interessa realmente amministrare bene Milano sino alla fine, ma solo per far salire le sue quotazioni, puntando ad un collegio blindato. Il tramestio dei Verdi sul gemellaggio con Tel Aviv e il ritrovato movimentismo dei 5 Stelle meneghini punta essenzialmente a sporcare l’immagine di Sala, creando le condizioni per accaparrarsi i suoi consensi elettorali. Le liturgie della politica son così, pochi sogni, ma molti incubi... enrico.paoli@liberoquotidiano.it.

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