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La sinistra riparte dal sindaco di New York (e da Mario Balotelli)

Ci sono notizie che sembrano inventate da un autore satirico particolarmente ispirato. Invece sono vere
di Daniela Mastromattei sabato 6 giugno 2026

3' di lettura

Ci sono notizie che sembrano inventate da un autore satirico particolarmente ispirato. Invece sono vere. Il sindaco di New York, Zohran Mamdani, impegnato a preparare la città all’assalto dei Mondiali di calcio al via l’11 giugno, ha deciso di affidarsi non a Lincoln o a Churchill e nemmeno a Roosevelt. Ha scelto Mario Balotelli. Sì proprio lui. Super Mario. L’uomo che per anni ha fatto discutere più dei suoi gol, il campione delle polemiche, delle provocazioni e delle frasi destinate a diventare leggenda. Una su tutte: «Quando segno non esulto perché sto solo facendo il mio lavoro. Un postino festeggia forse quando consegna una lettera?». Una battuta che all’epoca fece sorridere molti e irritò altri, ma che conteneva una verità elementare: fare il proprio dovere non dovrebbe essere considerato un miracolo. Il primo cittadino della Grande Mela ha ripreso questa perla di saggezza durante una conferenza stampa dedicata all’organizzazione dell’evento per spiegare che non intende stappare bottiglie se New York riuscirà a ospitare i Mondiali come da programma, senza incidenti, senza caos e senza paralisi del traffico. «Festeggeremo? No. Staremo semplicemente facendo il nostro lavoro», ha dichiarato. Tradotto: niente autocelebrazione, niente passerelle, niente selfie trionfali. O almeno questa è la promessa. Così, nel cuore dell’America, mentre milioni di tifosi si preparano a invadere gli stadi e la finale del 19 luglio al MetLife Stadium promette di paralizzare l’attenzione del pianeta, il sindaco della città più importante degli Stati Uniti si affida alla filosofia esistenziale di Balotelli. In altri tempi sarebbe sembrato materiale da cabaret.

LEZIONE RIVOLUZIONARIA
Vero è che siamo abituati ad amministratori che inaugurano una panchina come se avessero costruito il Canale di Suez, che tagliano un nastro e si comportano come Cristoforo Colombo dopo la scoperta dell’America. In questo senso la lezione di Balotelli appare quasi rivoluzionaria. Ma dietro la battuta sul controverso enfant prodige del calcio italiano (oggi a 35 anni in seconda divisione a Dubai negli Emirati Arabi Uniti) c’è qualcosa di più. C’è il tentativo di voler mostrare l’immagine di un amministratore efficiente, pragmatico, quasi operaio del governo cittadino.
Peccato che la modestia del sindaco newyorkese finisca esattamente dove iniziano le celebrazioni ufficiali. Negli stessi giorni in cui spiegava di non voler essere applaudito per aver fatto il proprio dovere, Mamdani riceveva da Bologna la Turrita d’Oro, una delle massime onorificenze cittadine come una star politica dall’altra parte dell’Atlantico. E qui il pallone lascia il posto all’ideologia.
Altro che moderazione, il sindaco della Grande Mela nel ringraziare non si è limitato a un cortese «grazie». Ha colto l’occasione per lanciare un manifesto politico internazionale. «Con l’autoritarismo in crescita in tutto il mondo dobbiamo essere uniti nel nostro obiettivo comune di un governo solidale, competente e orgogliosamente di sinistra», ha proclamato. Parole che a Bologna sono suonate come musica. Tradotto: quando si parla di organizzare i Mondiali niente festeggiamenti; quando invece si tratta di ricevere premi e dispensare lezioni ideologiche, la sobrietà può attendere.
D’altronde il legame tra il compagno Mamdani e Bologna non nasce certo dal calcio. Nasce dalla comune passione per una certa idea di amministrazione pubblica. Il sindaco americano ha infatti elogiato oltre che il primo cittadino Matteo Lepore la tradizione della sinistra bolognese, da Francesco Zanardi a Giuseppe Dozza fino a Renato Zangheri, citando persino il trasporto pubblico gratuito come modello da seguire. Dalla Bologna delle cooperative alla New York progressista il filo rosso è bene visibile.

CULTURA POLITICA BOLOGNESE
Del resto Bologna resta una delle poche città al mondo dove il comunismo viene raccontato con la stessa nostalgia con cui altrove si ricordano i fasti dell’Impero romano. Nel frattempo, però, la notizia vera rimane un’altra. Nel 2026, a pochi giorni dall’inizio del più importante evento sportivo del mondo, il pensiero più lucido ascoltato da un politico americano non arriva da Harvard, da Yale o da qualche costoso centro studi. Arriva da Mario Balotelli. E questa, più che una vittoria della politica, sembra una sconfitta della politica stessa.

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