Certa sinistra si conferma anti-italiana anche nei momenti in cui sembra impossibile esserlo. Pochi minuti dopo le dichiarazioni di Donald Trump contro Giogia Meloni sul G7 di Evian ("Non volevo parlarci ma mi ha fatto pena, mi ha implorato per fare una foto insieme", ha farneticcato il presidente Usa a La7), i leader di Avs Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni partono con un folle attacco alla premier. Anziché difendere la presidenza del Consiglio e con essa la dignità dell'Italia all'estero, i rossoverdi preferiscono strumentalizzare una vicenda, molto grave anche dal punto di vista diplomatico, per la loro crociata da bassa politica. E arrivano addirittura a chiedere, chissà perché, le dimissioni di Meloni.
Casi isolati nel campo largo. Elly Schlein, guarda un po', non parla (e se parlerà, lo farà per ultima), mentre vari esponenti del Partito democratico hanno espresso piena solidarietà alla premier. Riccardo Magi di +Europa definisce Trump "un bullo" ma chiede alla leader di Fratelli d'Italia di "fare mea culpa". E Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, si ferma a metà strada: "L'Italia non merita di ritrovarsi così platealmente mortificata. Lo dico da cittadino italiano prima che da politico. E' del tutto inaccettabile, poi, che un nostro alleato si permetta di parlare in questo modo dei nostri vertici istituzionali. Spero solo che si apra una riflessione per trarre insegnamento da quanto accaduto". La coda è velenosa: "La firma di tutto quel che ci viene richiesto, la rincorsa a foto, a prefazioni di libri non può prevalere mai sul nostro interesse nazionale. Dobbiamo rimboccarci le maniche per il nostro Paese, che deve difendere la sua dignità, la sua credibilità, la sua grandezza".
Frasi sicuramente più potabili di quelli del duplex Bonelli e Fratoianni. Le parole di Donald Trump sono "la conseguenza della subalternità con cui Meloni ha costruito il rapporto con il presidente degli Stati Uniti, una subalternità che ha fatto perdere la dignità all'Italia e agli italiani - attacca Bonelli -. Una presidente che ha difeso in questi anni gli interessi economici di Trump a tal punto da essere diventata patriota a Washington e forestiera in Italia. In conclusione al posto della presidente Meloni proverei tanta vergogna e comincerei a pensare seriamente al fatto di non essere più adeguata a rappresentare l'Italia" e dunque "a farsi da parte. Perché ha fatto fare una figuraccia all'Italia intera".
"Non so se essere più preoccupato per un Trump ormai senza freni, e il problema è che fa il Presidente degli Stati Uniti, o per la credibilità pari a zero di Meloni a livello internazionale, e il problema è che fa la Presidente del Consiglio dei ministri del nostro Paese", afferma invece Fratoianni. "Verrebbe francamente voglia di esprimere solidarietà a Giorgia Meloni. Se non fosse che tutto questo è il risultato delle sue scelte e della subalternità a Trump, come confermano gli acquisti di armi e di gas dagli Usa, che peseranno enormemente sui bilanci delle famiglie del nostro Paese. Una situazione grottesca che gli italiani non si meritano davvero".