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Alemanno, che gioia la tua libertà. Ma cosa c'entri con Vannacci?

Non si può che esser lieti per l'uscita dal carcere dell'ex leader della Destra sociale. Notiamo però della distanza tra i suoi valori e quelli del generale
di Annalisa Terranova giovedì 25 giugno 2026

3' di lettura

Caro Gianni, in tanti abbiamo gioito per la fine della tua ingiusta detenzione, anche se non eravamo a Rebibbia ad accoglierti. Ho visto ivideo, e ascoltato le dichiarazioni, e percepito la commozione tua e di chi ti stava attorno e ti abbracciava. È il tuo terzo tempo: il primo da militante e poi leader del FdG, il secondo da ministro e da sindaco di Roma, il terzo da consigliere di Roberto Vannacci? Non ti ci vedo, benché la politica sia arte dell’impossibile più che del possibile.

Apro solo una piccola parentesi sull’infamante accusa di mafia capitale che ti ha coinvolto: era una montatura che ha finito con l’infangare te mentre Salvatore Buzzi si sgolava a dire che il sistema riguardava molto di più la sinistra della destra. È stata una “trama nera”, come quelle cantate dagli Amici del Vento, tanti anni fa, ma che ha demolito la tua reputazione. Su questo voglio ricordare che quando, in quei giorni cupi, alcuni facevano finta di non conoscerti io volli abbracciarti pubblicamente al bar dove i redattori del Secolo andavano a prendere il caffè, per dimostrarti che non credevo certo che tu potessi essere un criminale, per darti la mia solidarietà.

Ora è passato del tempo, e questa cosa di vederti vannacciano mi spinge a fare qualche considerazione. Proprio tu che hai subito dichiarato di volerti battere da garantista per i carcerati, per gli ultimi che stanno in cella dimenticati e senza neanche il diritto alla salute, saresti disposto a seguire il generale nel suo puntare l’indice contro il nemico numero uno, l’immigrato, così senza distinzioni, preferendo la parola d’ordine della remigrazione rispetto a quella dell’integrazione necessaria con chi viene qui solo per lavorare o perché fugge da una guerra? Ancora una volta, non ti ci vedo. Perché mi ricordo quando, nei nostri anni giovani, combattevamo il lepenismo sloganistico (del Le Pen padre, non di Marine) e mi ricordo quando dedicasti la tua vittoria al Campidoglio a Tony Augello, che era uno che difendeva i vu cumprà chiedendo di perseguire non loro ma chi li sfruttava fornendogli la merce da vendere, che era uno che d’inverno distribuiva coperte ai barboni di Roma. Uno, insomma, di quella destra sociale che tu, con Francesco Storace, hai guidato provenendo dalla corrente scapigliata di Beppe Niccolai, che era un fascista di sinistra, e provenendo da quel Msi che mai fu antieuropeo.

Dici che vuoi fare il sovranismo sociale e va bene: in fondo è la nuova versione delle battaglie riassunte nel libro Le radici e il progetto (1989), scritto da tutti noi del FdG, dove si parlava di fine delle rigide contrapposizioni ideologiche. Ma oggi è possibile il sovranismo fuori dall’Europa?

A questa domanda Vannacci non dà risposte. Tu lo definisci il fenomeno nuovo della politica ma allora perché a tanti di noi ricorda Tognazzi nel film Vogliamo i colonnelli? Hai letto il suo libro? Davvero condividi l’idea che le donne sono felici a casa ad allevare i bambini tu che hai fatto politica fianco a fianco con militanti sempre trattate alla pari? E come è possibile barattare quel mondo libertario che nella nostra destra mai avrebbe messo alla gogna i gay con certe ridicole affermazioni sull’anormalità degli omosessuali? E infine fa un po’ effetto vederti schierato con un amico della Russia di Putin visto che la prima volta che ti hanno arrestato era perché protestavi davanti all’ambasciata sovietica per l’invasione dell’Afghanistan.

Malo so, in fondo siamo tutti un coacervo di contraddizioni, e tutti abbiamo avuto la presunzione, ancora neanche diciottenni, di poter cambiare la politica. Questa parte dite che ancora evidentemente conservi mi fa guardare con indulgenza alla tua scelta. Però non siamo più ragazzini: un tempo cercavamo le sintesi oltre la destra e la sinistra. Se si ricorda quel passato, è davvero improbabile mettersi in cammino con la destra che scambia l’estremismo con la coerenza. Io spero che sia tu a cambiare Vannacci (ma non ci metterei la mano sul fuoco) e non viceversa.

E infine guarda che l’identità di cui noi abbiamo sempre parlato non è quella di Martin Sellner, è quella fatta di storia, di paesaggio, dei nostri campanili, della nostra lingua, del nostro mare, le piazze, le chiese. Salvare quell’identità è una missione culturale, anche spirituale se vogliamo. Se puoi, se vuoi, spiegalo tu al generale e, se non capisce, vedi di ritornare a casa. Che ti si vuole comunque bene.

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