Da giorni chiediamo all’ex presidente Giuseppe Conte di raccontare che cosa ne sa della montagna di soldi pubblici che pochi fortunati, alcuni di sua conoscenza, si sono spartiti in modo non sempre trasparente durante l’emergenza Covid visto che lui, in quanto premier, era il comandante in capo delle operazioni. Niente da fare. Lui ogni giorno risponde stizzito non parlando di quegli appalti milionari bensì di noi, ieri della Santanchè e di Delmastro, nel maldestro tentativo di spedire la palla in tribuna. Egregio presidente: se avessimo voluto sapere il suo illustre parere sui suoi avversari politici e sulle loro traversie giudiziarie questo le avremmo chiesto.
No, magari più avanti possiamo anche farlo, ora vogliamo domandarle - ci scusi l’impertinenza ma fare domande è il nostro mestiere (fastidioso certo, ma qualcuno deve farlo) - di altro, e lo facciamo anche nel suo interesse di capo del partito dell’onestà che dovrebbe essere il primo a volere dissipare anche il più piccolo dubbio che sotto la sua gestione qualche cosa sia andato storto. Vede presidente, noi siamo il Paese dove il capo “non poteva non sapere”: Berlusconi è stato condannato perché non poteva non sapere di quello che accadeva in una azienda che non era più sotto il suo controllo; nelle scorse ore l’allora amministratore delegato delle Ferrovie, Mauro Moretti, è stato condannato a cinque anni per il disastro ferroviario di Livorno del 2009 nonostante la sua evidente estraneità al fatto specifico.
Quello che agli italiani piacerebbe sapere è se, non dico sul piano giudiziario ma su quello politico, qualcuno sia stato responsabile di tanto spreco di denaro pubblico (per fare un esempio, i 119 milioni gettati per acquistare i ridicoli e mai utilizzati banchi a rotelle sul conto di chi li mettiamo?). Ci sarà un motivo perché il primo atto del successore di Conte, Mario Draghi, fu di cacciare dal mattino alla sera tutta la struttura che aveva fino a lì gestito appalti ed emergenza che stava per compiere un nuovo scempio, quello delle isole vaccinali disegnate dall’archistar Stefano Boeri. Ecco, a noi basterebbe che Conte spiegasse il perché e il percome di tante scellerate e costose scelte.