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Quando l'inchiesta gli dà fastidio diventa fascismo

domenica 28 giugno 2026

2' di lettura

Finalmente Giuseppe Conte ha parlato, non davanti alla Commissione d’inchiesta che sta indagando sugli scandali dell’emergenza Covid (cioè su di lui), ma ha parlato. Lo ha fatto sul quotidiano La Repubblica, non a caso uno dei giornali che non hanno praticamente mai dato conto della girandola di appalti e miliardi sospetti avvenuta sotto la sua gestione di Palazzo Chigi.

Come dire: parlo, ma solo in famiglia che tra amici mi viene più facile. Risultato: domande generiche, risposte evasive e conclusione tipo “io non c’ero e se c’ero dormivo, cosa volete da me”. Solo su un punto Conte è stato preciso: questa cavolo di inchiesta giornalistica di Libero è ispirata e coordinata da Palazzo Chigi, targata Fratelli d’Italia (l’ex premier, imboccato dal giornalista schiena dritta, ci mette pure un pizzino mafiosetto nei confronti di un imprenditore che ebbe una commessa e che pare simpatizzi per la destra). Quando le inchieste le fanno i giornali di destra è sempre così, sono imboccati, eterodiretti, macchina del fango; se è invece la destra a finire nel mirino dei giornali della sinistra bè, in quel caso si parla di stampa libera e indipendente, cane da guardia del potere.

Bene, ieri da Palazzo Chigi, mi è arrivata una busta per posta raccomandata con ricevuta di ritorno contenente un foglio (ovviamente parliamo di carta intestata “Presidenza del Consiglio”) con dieci domande da fare all’ex presidente Conte, in pratica sono quelle che il collega de La Repubblica si è ben guardato di porre all’autorevole interlocutore. Eseguo senza fiatare (le trovate nelle pagine interne) e in un rigurgito di autonomia mi permetto, sapendo cosa rischio facendo uno strappo alle ferree e fasciste regole del governo delle destre, di aggiungerne una di mio pugno: “Egregio presidente Conte, ma lei ci fa o ci è?”. Nel senso: ma davvero il leader dei Cinque Stelle pensa che siamo tutti tanto stupidi da credere alle sue balle?; davvero si immagina che siamo così deboli da impaurirci davanti alle sue minacce di querele e azioni giudiziarie? In attesa di gentile risposta la saluto, signor ex presidente, anche a nome delle migliaia di persone vittime della malagestio dell’emergenza Covid.

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