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Salvini chiude a Vannacci E spinge sulla sicurezza

Il leghista: "Impossibile un’alleanza con chi ha votato contro il Piano Casa"
di Fabio Rubini lunedì 29 giugno 2026

3' di lettura

Matteo Salvini ha scelto la platea dei “suoi” giovani, riuniti a Milano Marittima, per mettere il punto su una serie di questioni politiche che stanno animando questo primo scorcio d’estate. Su tutte il futuro della Lega, quello del centrodestra e il tema della sicurezza. Sferzato da Giuseppe Cruciani, Salvini ha messo in fila tutto. A partire dalla sua leadership che alcuni descrivono traballante: «Al prossimo congresso mancano tre anni... Sarò io a guidare la Lega in campagne elettorale. Ma non da solo. La forza della Lega è sempre stata la squadra: servono i capitani, ma anche le truppe». E qui Salvini manda un messaggio chiaro ai suoi: «Senza truppe motivate, determinate e orgogliose, non si va da nessuna parte. Quindi da Zaia a Fedriga, ai sindaci a i governatori, meli aspetto tutti non dietro, ma di fianco a me per far vincere il centrodestra e riportare la Lega in doppia cifra». Già, ma quale centrodestra? Con o senza Vannacci? Anche qui pochi dubbi: «C’è più una delusione umana che politica, ma da quando se n’è andato (Vannacci, ndr) non l’ho più sentito al telefono: mi freghi una volta sola...».

Di conseguenza «ad oggi un alleanza con lui anche no, grazie. Ha votato contro il Piano Casa e se ci ritiene dei falliti adesso, non penso cambierà idea tra un anno». E a Cruciani che lo incalza («ma così si rischia di perdere»), replica secco: «Io voglio vincere per fare quello in cui credo, come l’Autonomia. Altrimenti non mi interessa». Poi definisce il ruolo della Lega che deve essere «sovranista in Europa e autonomista, federalista in Italia, perché non possiamo più cedere pezzi di sovranità a Bruxelles». Poi il discorso si sposta sulla sicurezza, argomento sul quale Salvini punta a fare la differenza non solo con Vannacci («c’è chi parla e chi ha rischiato la galera, gli italiani sapranno distinguere»), quanto con gli elettori: «Si sentono insicuri e noi dobbiamo fare di più per cambiare questa sensazione. In questi anni abbiamo fatto tante cose, ma non basta. Occorrerà fare qualcosa ai limiti? Qualcosa che farà storcere il naso in centro a Roma o a Bruxelles? Sì, e lo faremo perché la Lega non è nata per fare cose che fanno comodo a tutti...».

Salvini pensa al “modello danese” portato avanti sia dai governi di destra sia di sinistra. Un modello che consiste in una stretta sull’immigrazione, sulla concessione di permessi di soggiorno e cittadinanze e sui ricongiungimenti; poi test di integrazione e lingua e revoca del permesso di soggiorno in caso di mancata integrazione. Ma non solo. In Danimarca hanno anche dato battaglia ai “ghetti” nei quali la concentrazione di immigrati non consentiva un reale processo di integrazione. Queste politiche hanno dato risultati eccellenti (4 nuove domande d’asilo ogni 10mila abitanti contro le 20 della media Ue): la più significativa è il tasso di occupazione dei rifugiati e dei loro familiari ricongiungibili, passato dal 26% del 2016 al 41% del 2025. Ma come si fa a replicare anche qui in Italia? Molti provvedimenti sono contenuti nel piano sicurezza che la Lega ha già presentato in Parlamento. Poi ci sono altre azioni come «la militarizzazione delle stazioni ferroviarie». L’altra grande battaglia è quella che riguarda l’Islam, «non come religione - spiega Salvini -, ma come modello di non integrazione. Se tu vieni qui non per stare con noi, ma per conquistarci, allora non va bene. Se l’islam non si siederà al tavolo col governo per firmare il concordato, lo Stato italiano non dovrà concedere loro un solo metro quadro per fare moschee o far predicare i muezzin». Infine la politica estera. Trump? «Fa gli interessi di chi l’ha votato, che non siamo noi. Ma se attacca Meloni, attacca anche me». Putin? «Errore spingerlo verso Pechino. Per noi sarebbe la fine». E le parole di Rutte? «Se contava fino a dieci era meglio. Ho l’impressione che abbia voluto destabilizzare il nostro governo». In serata sempre Cruciani va a Vicenza da Vannacci che replica: «Salvini non mi vuole? Amen. Io sono pronto all’alleanza. Meloni mi chiamerà».

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