Ha parlato di crescita, di costi dell’energia, di innovazione, di investimenti. E in un passaggio che, solo un anno fa, sarebbe suonato inedito - ma non ora - si è riferita al Pd, al partito che lei guida, definendolo «forza con cultura di governo». È Elly Schlein in versione sono-pronta-per-Palazzo-Chigi, a dispetto dei tanti che non ci credono. In questo percorso, iniziato da un po’, di costruzione di un’immagine più istituzionale, più affidabile, più rassicurante anche per ambienti fin qui più lontani o scettici, come appunto quello delle imprese, ieri la segretaria ha tagliato un altro traguardo, parlando all’assemblea nazionale di Federmanager in corso a Roma.
In platea i super dirigenti delle principali realtà imprenditoriali italiane. «La stabilità dei conti non basta: senza crescita non è una strategia sostenibile in questi termini», ha cominciato Schlein. «La situazione non è delle migliori. Come forza con cultura di governo dobbiamo guardare la realtà. Nonostante il Pnrr siamo fanalino di coda in Europa per la crescita. Dobbiamo interrogarci. Senza quegli investimenti probabilmente saremmo in recessione, ma anche con quelli non sono stati affrontati i nodi strutturali».
Crescita, parola chiave per cercare una connessione con questo mondo. Ha poi cercato di conquistare la fiducia della platea, assicurando che «noi crediamo molto nell’Italia che lavora, nell’Italia che produce, nell’Italia che investe, nell’Italia che innova, e voi ne siete una bellissima rappresentazione, non soltanto questa mattina, ma tutti i giorni mentre contribuite a mandare avanti questo Paese». E poi di nuovo ha insistito sul potenziale del Paese: «L’Italia ha tutte le potenzialità, non soltanto per continuare a crescere, ma per essere la guida di queste trasformazioni. Dobbiamo crederci, ma dobbiamo attrezzarci perché intorno a noi soffiano venti ostili».
Ha quindi indicato una ricetta in tre punti. Primo, l’energia. Bisogna «pretendere interventi a livello Ue il tetto ai prezzi» e «a livello nazionale potenziare l’energia rinnovabile». Secondo, la politica industriale. E qui ha fatto un discorso molto liberal: «Burocrazia zero con uno sportello unico per gli investimenti nella doppia transizione che dia risposte in 90 giorni». Altra questione: «Mobilitare il risparmio privato, 1.700 miliardi che dovremmo mobilitare meglio verso l’economia reale, a sostegno dell’innovazione delle piccole e medie imprese». Infine facilitare l’accesso al credito, così da aiutare a innovare.
Musica per le orecchie di quell’establishment che non è proprio naturalmente vicino al Pd, a questo in particolare. Ma Elly, in versione governativa, ha voluto mandare un messaggio a loro e anche alla sua parte: basta seminare dubbi sulla sua capacità di guidare il Paese. Basta considerare Giuseppe Conte più adatto al governo, solo perché ha già fatto il premier. Ho le carte in regole per andare a Palazzo Chigi e nessuno di voi mi fermerà, è il messaggio di Elly dal Forum dei manager. Ed è il messaggio al suo alleato-competitor. Schlein non è solo quella della sanità e del salario minimo, dei Pride e delle piazze. Nell’ultimo anno ha tessuto una rete che comprende il mondo dell’impresa, degli autonomi, delle filiere industriali. Ha riallacciato i rapporti con Paolo Gentiloni e si è creato un rapporto con Mario Draghi. Studia, legge, accumula dossier. Le primarie, da questo punto di vista, sono già cominciate.