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Papa Leone scomunica anche Vannacci per i vescovi lefebvriani

di Daniele Dell'Orco venerdì 3 luglio 2026

3' di lettura

A Écône la fine del mondo si è presentata con il pass digitale al polso, il latino stretto tra i denti e il volto intramontabile di Mario Borghezio, quasi fosse un’allegoria vivente dell’anacronismo.
Quando il cielo sopra il seminario svizzero si è improvvisamente tinto di nero, inghiottendo il sole, ventimila cattolici più realisti del Re si sono aggrappati ai loro cappellini bianchi e ai messalini tradizionali come naufraghi a un pezzo di legno. Il 2 luglio, in questa atmosfera da perfetto “apocalypse show” tra i quattro nuovi vescovi lefebvriani (Pascal Schreiber, Michel Poinsinet de Sivry, Marc Hanappier e Michael Goldade) appena unti e consacrati senza il timbro del Papa, tutti hanno ballato sul ciglio del burrone della scomunica.

SCISMA
La risposta di Roma, infatti, è calata dall’alto con la stessa fulminea precisione di un ideale provvedimento di remigrazione. Papa Leone XIV non si è lasciato intenerire, emanando scomunica latae sententiae immediata per i quattro neo-ordinati e per il celebrante Bernard Fellay, ma pure ammonendo formalmente i credenti. Chi segue i lefebvriani o finisce dritto nello stesso calderone degli scismatici, con tanto di sacramenti declassati. Chi brama il perdono deve firmare una lettera di pentimento scritta di proprio pugno al Pontefice, accettando senza riserve il Concilio Vaticano II e la messa in lingua volgare.
Il rischio concreto di giocarsi la salvezza eterna per una questione di declinazioni latine non ha spaventato don Davide Pagliarani («Siamo pronti a essere trattati da ribelli per salvare la Chiesa») né due spettatori d’eccezione: Mario Borghezio e Lorenzo Gasperini, saliti in Svizzera alla testa dei “vannacciani” d’Italia. Vedere frotte di ultra-tradizionalisti che, pur di non rinunciare al Vetus Ordo preferiscono farsi cacciare a pedate dalla Sacra Romana Chiesa rende ufficialmente Futuro Nazionale un partito luterano tout court. Un vascello fantasma in grado di imbarcare politici paria, assenteisti cronici e ora persino gli sfidanti del Papa. Del resto, chi ha bisogno delle chiavi di San Pietro quando in tasca si hanno le slide sul “Paradiso al contrario”?

Borghezio si aggirava tra incensi, pizzi e candele con l’entusiasmo fanciullesco di chi ha scovato una nuova linea del Piave contro il modernismo e i diritti civili. Ha ribattezzato i preti scismatici «soldati politici della tradizione», confessando di identificarsi totalmente in questa trincea alpina. Poi, immancabile, è scattato il selfie di rito davanti alla bandiera del Sacro Cuore con il paragone definitivo: «Questa data storica mi ricorda le migliori edizioni di Pontida!» Un’equiparazione spericolata che deve aver fatto sobbalzare sia i rigorosi teologi svizzeri, poco inclini ai cori da osteria padana, sia i vecchi militanti del pratone bergamasco, stupiti di vedere l’ampolla del Po sostituita dall'acqua santa di contrabbando. Al suo fianco, a curare la postura ideologica della trasferta elvetica, Lorenzo Gasperini. Noto alle cronache come l’eminenza grigia e il fine pensatore dietro i successi editoriali del Generale, Gasperini ha trovato a Écône l’habitat naturale per le sue crociate contro il mostro del politicamente corretto. Già celebre per i suoi attacchi frontali all’Occidente “fluidificato” e per la sua accorata difesa del patriarcato - da lui romanticamente inteso come nobile espressione di “cavalleria e protezione” - l’ideologo si è goduto le sei ore di messa in latino come se stesse scorrendo un manifesto programmatico.

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DISCRIMINAZIONE
Per il nuovo tandem di Roberto Vannacci, la rigidità lefebvriana è il perfetto palcoscenico identitario da opporre all’Europa dei Pride. Poco distante, presente anche Roberto Fiore leader e volto storico di Forza Nuova, che tentava di intercettare qualche raggio di sole scismatico, digitando sul web parole di solidarietà per la «Fraternità discriminata» e assicurando che, alla fine, la storia darà loro ragione. In mezzo a questo festival del radicalismo politico-religioso, dove la secessione da Roma viene trattata alla stregua di una scissione di corrente durante un congresso di partito, si muoveva la vera base dei fedeli: famiglie iper-numerose, donne con il velo di pizzo d’ordinanza, bambini con i pantaloni corti della festa. Della scomunica romana e dei sacramenti invalidati, a loro, sembrava importare davvero poco. Della futura croce sul nome di Vannacci, invece, parecchio. Il vecchio mondo si è rifugiato sulle montagne svizzere, protetto, in un meraviglioso cortocircuito allegorico, da una security ipertecnologica e da un algoritmo digitale che gestisce i braccialetti con i codici QR. Lì, i nuovi ribelli della fede e della politica cercano di capire come capitalizzare il dissenso. Umano e divino.

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