«È fondamentale che sulla vicenda che vede coinvolto il conduttore della trasmissione Report, Sigfrido Ranucci, si faccia chiarezza. Abbiamo il dovere di tutelare l'immagine della Rai in una vicenda che rischia di minare la fiducia dei telespettatori mettendo in discussione l'integrità del Servizio Pubblico e quella di tutti i suoi giornalisti». Così in una nota i membri del Cda dell’azienda di viale Mazzini Simona Agnes, Federica Frangi e Antonio Marano.
Il livello di attenzione lievita. Tanto che ieri anche i consiglieri di minoranza di Viale Mazzini, Alessandro di Majo, Davide Di Pietro e Roberto Natale, hanno chiesto trasparenza: «Può e deve essere di tutto il Cda, senza distinzioni di parte, la richiesta che si faccia la massima chiarezza sulla vicenda che vede coinvolto Sigfrido Ranucci. La tutela dell'immagine e della credibilità del servizio pubblico è il primo dei nostri doveri. Insieme chiediamo chiarezza come insieme gli avevamo portato solidarietà in Via Teulada il giorno dopo l’attentato», hanno scritto a tarda sera in una nota. Ma i dem insistono. Francesco Boccia, presidente dei senatori del Partito democratico, chiede di non «rinviare l’applicazione del Media Freedom Act europeo pur di conservare il controllo sul servizio pubblico».
A dirla tutta già l’altro ieri il presidente del Senato, Ignazio La Russa, a margine di un convegno a palazzo Giustiniani tornando proprio sullo stallo in commissione di Vigilanza sulla Rai, avevo puntualizzato: «I presidenti non possono sostituirsi alle scelte dei partiti, delle commissioni, dei presidenti di commissioni. Anzi», aveva detto, «io ho abusato forse del mio ruolo cercando delle mediazioni che magari non piacevano neanche alla mia parte politica di appartenenza. Chi dice che non abbiamo fatto niente si interroghi. Non spettava a me, e forse sono andato oltre i miei compiti tentando una mediazione. Il problema è che maggioranza e opposizione devono risolvere da soli senza scaricare sul presidente della Camera e del Senato. Se neanche provano a trovare una via e rimane solo il muro contro muro, non se ne esce mai. Ma il muro contro muro non è colpa di una parte, è colpa di entrambe le parti, nella migliore delle ipotesi», ha concluso.