Giuseppe Conte è il personaggio più furbo e incredibile apparso sulla scena politica da anni a questa parte. Nasce dal nulla con un misterioso gioco di magia che ancora ci si chiede come abbia fatto il presidente Sergio Mattarella ad accettare la sua candidatura a premier del governo giallo-verde (qualcuno dice di conoscere la risposta ma preferisce tenerla per sé); pronti via arriva il Covid e lui rassicura gli italiani in diretta tv che il governo ha la situazione sotto massimo controllo, accade il disastro che ben conosciamo e lui si vanta giorno dopo giorno di aver salvato il Paese (molti italiani gli credettero, in fondo era lui l’unico pilota in cabina dell’Italia aereo più pazzo del mondo); si inventa di abolire la povertà ma in realtà abolisce una trentina di miliardi mal contati col fallimentare reddito di cittadinanza; non contento si inventa il superbonus che agevola qualche ricco signore a ristrutturare gratis ville e pure castelli ma fa il debito più ingente nella storia della Repubblica (l’Istat lo valuta in oltre duecento miliardi, roba che lo pagheremo per un paio di generazioni); è l’unico riuscito a fregare quel visionario di Casaleggio e il Re dell’imbroglio Beppe Grillo al quale sfila il partito che il povero Beppe è ancora lì a cercare di capire come sia potuto succedere; da leader di un piccolo partito al dieci per cento (i Cinque Stelle) tiene in scacco il più grande partito della sinistra europea e forse mondiale (il Pd che veleggia sopra il 20) pretendendo di comandare lui una società – il Campo largo – di cui è socio di minoranza; tiene lontano la magistratura dagli imbarazzanti dissesti finanziari della compagna che solo a guardarci dentro altro che caso Santanchè.
E ora, chiamato a rispondere di affari e malaffari compiuti durante la sua gestione del Covid l’ultimo colpo di teatro: accetta di essere interrogato dalla commissione parlamentare di inchiesta mettendo però le cose in modo che non possa avvenire, colossale figura di palta per i due terzi dei parlamentari che lo aspettavano al varco. Conte è un genio, del male ma genio. Diceva Giuseppe Prezzolini: «In Italia il furbo è sempre in un posto che si è meritato non per le sue capacità, ma per la sua abilità a fingere di averle».