Un po’ maître à penser di una sinistra massimalista con ambizioni di governo, un po’ agente immobiliare nel settore luxury real estate. Giuseppe Conte in questo periodo è impegnato in attività apparentemente inconciliabili tra loro. Da una parte punta a essere incoronato capo dei populares (il Campo largo) in vista delle elezioni politiche del 2027, dall’altra si occupa della gestione del patrimonio immobiliare della sua compagna, Olivia Paladino. Per buona parte degli elettori del centro-sinistra è lui il candidato più credibile per guidare la coalizione, sia per la passata esperienza da premier, sia per le acclarate capacità professionali come avvocato di grido.
Ma è proprio in virtù di queste ultime che Conte ogni tanto smette gli abiti, pur sempre griffati, da leader politico e rindossa quelli da legale. Un’esigenza che sente particolarmente impellente quando si tratta di affari di famiglia. Infatti non molti sanno che Conte si sta interessando alla vendita del Grand hotel Plaza, uno storico cinque stelle (ça va sans dire) affacciato su via del Corso e a pochi metri da Piazza di Spagna. L’albergo appartiene da decenni alla famiglia Paladino e a gestirlo è sempre stato il capostipite Cesare, coadiuvato dalle figlie Cristiana e Olivia.
Oggi gli affari scricchiolano un po’ e le due principali aziende del gruppo, la Agricola Monastero Santo Stefano vecchio srl e l’Immobiliare di Roma Splendido srl, a febbraio, dopo molte discussioni, sono state messe in liquidazione su spinta di Cristiana, la più desiderosa di liberarsi dei debiti accumulati negli anni dalla holding. Per trovare una soluzione, il 16 luglio 2024, venne depositato un progetto di fusione di tre società del gruppo che, evidentemente, non è stato finalizzato, visto che lo scorso 24 luglio è stato presentato un nuovo piano in base al quale a «sopravvivere» sarebbe l’Agricola Srl che incorporerebbe quasi tutte le società della galassia Paladino. In questo modo tutti gli immobili (Plaza compreso), gli attivi e i passivi si concentrerebbero in un unico soggetto.
Resta, però, da chiarire perché sia stata scelta come incorporante una società in fase di chiusura. Il nuovo progetto presuppone una preventiva o contestuale revoca dello stato di liquidazione? Sicuramente l’Agricola dovrebbe accollarsi gli obblighi di tutte le società del gruppo, a partire dai 29 milioni di debiti tributari accumulati dall’Unione esercizi alberghieri di lusso srl, la società che gestisce gli immobili della holding. Intanto le cause con il fratellastro ed ex socio Shawn Shadow sono state chiuse: le sorelle gli verseranno a rate 12 milioni di euro più quasi un altro milione di spese legali in 36 mesi.
IL PLAZA IN VENDITA
Ma restano aperte altre questioni, che potrebbero essere risolte con la vendita dell’asset principale del gruppo, ovvero il Plaza. L’incarico di trovare un acquirente è stato affidato a un’agenzia immobiliare e al marito di Cristiana, Matteo Di Raimondo, avvocato e docente alla Luiss. Il suo mandato scade a ottobre. Il professionista, da qualche mese, incontra gli aspiranti compratori con in mano una bozza di Offerta non vincolante (l’acronimo in lingua inglese è Nbo) o indicativa, che viene utilizzata nelle trattative per stabilire i termini della compravendita, una sorta di «pre-accordo» tra le parti.
A metterlo a punto, a quanto risulta a Libero, sarebbe stato proprio Conte che si sarebbe occupato anche di mettere i paletti per l’eventuale due diligence. Si tratta di documenti che, secondo alcune nostre fonti, sarebbero poco «performanti». Per esempio non prevederebbero un preliminare di vendita e la possibilità di una disclosure completa della situazione finanziaria del gruppo. Di Raimondo, però, non intravede nubi all’orizzonte: «L’immobile è in vendita a un prezzo superiore a quello iscritto a bilancio e la società che lo cede non ha creditori, se non l’Erario, che però è un creditore non ostile con cui si sono fatti accordi: rottamazioni, rateizzazioni».
Chiediamo conferma al legale del fatto che Conte abbia avuto un ruolo nel perfezionamento di alcuni documenti: «Non mi risulta. Certo è il compagno di Olivia ed è un avvocato, quindi è normale che possa aiutare a fare dei ragionamenti, ma non ha un ruolo attivo in questa vicenda» assicura Di Raimondo. Che di fronte al sospetto che il suo mandato possa essere un’arma spuntata, replica serafico: «Si può arrivare a sposare una persona in tanti modi, anche senza un accordo prematrimoniale». Ma il venditore di cui Cesare Paladino si fiderebbe di più sarebbe l’altro genero, «Giuseppi», appunto. Che non solo avrebbe messo mano ai documenti ufficiali propedeutici alla vendita, ma, addirittura, avrebbe discusso in prima persona dell’immobile con un possibile acquirente vip: Paolo Zampolli, l’amico di Donald Trump, che, nel marzo scorso, proprio Libero sorprese a pranzo insieme con Conte nel rinomatissimo ristorante romano Sanlorenzo. Nei salotti che contano si racconta che Cesare Paladino avrebbe condiviso un ragionamento di questo tipo: facciamo divertire Matteo, se poi non ce la fa, noi abbiamo già la soluzione del problema, che è Giuseppe.
PARLA ZAMPOLLI
Il riferimento sarebbe proprio all’abboccamento avuto con Zampolli e ai suoi contatti con il mondo trumpiano, le cui fortune, si sa, sono ben radicate nel settore immobiliare. Quando contattiamo l’imprenditore italo-americano, si trova in barca e ha qualche problema con una burrasca. Ma è di ottimo umore: «Se le hanno raccontato che con “Giuseppi” abbiamo parlato dell’albergo va bene. Basta che non sia stato io a dirlo per primo». Poi si accende: «È un palazzo fantastico, che deve essere venduto al pezzo giusto».
E qual è quello corretto? «Se mi offrissero trecento milioni cash io li prenderei subito». Poi domanda: «Chi le ha fatto il mio nome?». Sembra avere avuto un ripensamento: «Sa, qualunque cosa dica o faccia mi arrivano le telefonate dal Dipartimento di Stato...». Gli spieghiamo che stiamo solo cercando la conferma a una notizia che ci è arrivata da altre fonti. A questo punto Zampolli si convince di non essere vittima di una trappola: «Io l’unico business che ho fatto, oltre alla moda, è il real estate negli Usa. Ho seguito tante operazioni immobiliari e continuo a farlo». L’imprenditore cerca le parole giuste: «Possiamo dire così, perché è la verità: io non sono andato a parlare di politica con Conte a quella colazione. Abbiamo discusso di tante cose, anche dell’albergo e lui ha precisato: “Guarda, l’hotel non è mio, è dei familiari della mia signora”».
L’imprenditore ci tiene a rimarcare il proprio ruolo: «Io sono uno special government employee, tipo Kushner, Witkoff... possiamo anche fare del business, ma non vendiamo relazioni con il presidente degli Usa». E il «dipendente governativo» Zampolli ha visitato l’immobile della famiglia dell’ex premier italiano? La risposta è un po’ evasiva: «L’ho visto da fuori, sono stato qualche giorno a Roma e a Roma i palazzi sono molto belli. E questo è uno dei più belli che ci sia in Italia...». Gli chiediamo se stia cercando un compratore e Zampolli si chiude in difesa: «In questo momento lavoro per il presidente degli Stati Uniti d’America, non sto operando né per i miei amici, né per altri soggetti, compreso il gruppo Paladino, ma di sicuro conosco persone molto “liquide” che potrebbero comprare il Plaza a occhi chiusi cash».
Quindi possiamo dire che le interlocuzioni continuano? «Potrebbero continuare quando il venditore sarà pronto». Il nome di un possibile acquirente lo può fare? «Non penso che i compratori vogliano essere esposti, però, lo ribadisco, sono molto “liquidi”». Sono statunitensi? «Non solo, potrebbero essere anche di altri Paesi». A causa del maltempo cade la linea. Quando riusciamo a ricontattare l’intervistato gli ricordiamo che la nostra fonte ci ha spiegato che Paladino senior sarebbe assai convinto della bontà del «canale americano di Giuseppe» e allora Zampolli si sbottona un po’ di più: «Io, questo, glielo confermo, ma se arriva da loro, perché io questa cosa l’ho tenuta segreta... nei mesi scorsi sono andato a fare colazione con “Giuseppi” anche perché volevo parlare di questo tema, più che di altri. Non me ne frega un cavolo di parlare di politica con Conte. Non sapevo neanche che fosse quasi comunista, anche se come persona mi è sempre piaciuto». Beh, proprio comunista... «In effetti, ha la fidanzata “povera”... con un palazzo da 300 milioni...».
«HO UN CLIENTE SERISSIMO»
Torniamo alla carica: ha mai soggiornato al Plaza? E Zampolli dribbla di nuovo il quesito: «Ho dormito in tanti alberghi a Roma». A questo punto gli chiediamo una quotazione: «Mi sembra che vogliano 325 milioni. Scriva (ride, ndr) che a 300 lo compro io. Anzi a 299». Chi le ha detto che chiedono 325 milioni? «Conte non si è sbilanciato, però mi ha riferito che si parla di grosse cifre... Ma 325 per me sono fuori mercato».
Proviamo a fargli svelare il nome del suo cliente: «È uno dei più seri che si possano trovare al mondo». Un abboccamento c’è già stato? «Se in giro se ne parla, direi di sì e io ho già avvertito l’aspirante buyer di questa chiacchierata con lei». Alla fine Zampolli ribadisce che non può parlare di politica, ma di real estate sì, con Conte, ma anche con noi: «Sto seguendo la vendita di circa 400 palazzi del governo americano, che stiamo rimettendo a posto a Washington e in altre città. I pochissimi soldi che ho fatto li ho guadagnati con il real estate che è una cosa che mi è sempre piaciuta. Io all’inizio lavoravo in questo settore con Trump nella Trump Organization, poi ho fatto le mie cose».
L’OFFERTA LONDINESE
Nel frattempo, a fine aprile, la Cbe capital limited, una società di investimento privato e merchant banking con sede a Londra, specializzata nel settore immobiliare, ha fatto un’offerta da 310 milioni, ma la proposta non sarebbe ancora stata accettata. A rappresentare la Cbe è un altro politico (è vicesegretario di Azione, il partito fondato da Carlo Calenda), l’avvocato Andrea Mazziotti di Celso, socio dello studio legale Gianni & Origoni (Gop), dove si occupa di fusioni, acquisizioni e finanza straordinaria. Chiediamo lumi a Mazziotti sul punto e lui si trincera dietro al segreto professionale: «Non so da chi abbia avuto l’informazione, ma non sono autorizzato a dire nulla. Con il cliente ho un impegno di riservatezza su tutto e quindi non posso parlare di offerte, di operazioni non chiuse, eccetera. Posso solo confermare che rappresento la Cbe in gran parte delle operazioni che fanno in Italia». Mazziotti di questa trattativa ha parlato con il «collega» politico Conte? «Assolutamente no. So del suo legame indiretto con questa vicenda, nel senso che la sua compagna è una delle azioniste della società che sta vendendo il Plaza. Però posso dirle che non parlo con Conte da venti, venticinque anni». Da parte sua, il cognato dell’ex premier, Di Raimondo, nega non solo di essere a conoscenza della trattativa con la Cbe, ma anche dell’abboccamento con Zampolli: «Chi è questo signore, mi scusi?». Evidentemente in casa Paladino le informazioni circolano con parsimonia.