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Lo dice perfino Prodi: il campo largo è un casino

Romano è critico sul centrosinistra: "Ognuno dice la sua: una decisione sulla politica estera dovranno pur prenderla"
di Elisa Calessi sabato 8 agosto 2026

3' di lettura

«Questo campo largo è un casino». Definizione secca ed efficace il cui autore è niente meno che Romano Prodi, due volte premier, padre dell’Ulivo, portatore in Italia delle primarie, progenitore del Pd. È lui che, al Foglio, con sintesi folgorante, ha commentato così la settimana che si sta per concludere. Quella in cui gli aiuti a Kiev, il ricorso al Safe, la difesa europea hanno creato prima scontri tra Schlein e Conte, poi una risoluzione unitaria del campo largo che, però, non è stata condivisa dal centro della coalizione e ha spaccato il Pd, coi riformisti fortemente critici. Il padre nobile del centrosinistra ha dato un consiglio ai leader della coalizione in costruzione: «Prendano una decisione sulla politica estera.

Per ora sono solo incasinati, uno dice una cosa, uno ne dice un’altra e basta. Ma una decisione dovranno pur prenderla». Ed è esattamente il punto che, alla ripresa, i leader del campo largo dovranno sciogliere: fare un programma, definire soprattutto i punti in cui non sono d’accordo (aiuti militari all’Ucraina, difesa europea) e decidere, così che il vincitore delle primarie sia vincolato a un’agenda che condividono tutti. Ma non è l’unico problema da risolvere. L’altro, ancora non chiaro, è il perimetro dell’alleanza. Finora, infatti, si sono mossi, sia pure con schermaglie e divisioni, i tre partiti del nocciolo duro del centrosinistra, quelli della foto all’osteria di Campo dei Fiori: Pd, M5S, Avs. Ma che si fa con il centro della coalizione? L’ultima risoluzione, quella sul Safe, ha sancito le distanze profonde tra la triade Pd-M5S-Avs e il resto, cioè Italia Viva e +Europa. Dunque, sempre a proposito di programma, una volta trovato un compromesso tra Pd, M5S, Avs, bisognerà trovarlo anche con questa parte della coalizione, decisiva per vincere. Ma, ancora prima di discutere di armi e Kiev, bisogna capire, innanzitutto, chi ne farà parte. Altra questione irrisolta. Il M5S, infatti, continua ad avere riserve nei confronti di Matteo Renzi. Il sostegno al progetto di Alessandro Onorato punta esattamente a far fuori il leader di Iv. Il quale, però, ha il sostegno di Schlein. Altro problema, però, è come scegliere il candidato che guiderà la coalizione verso Palazzo Chigi. Ieri, in un’'intervista al Messaggero, la segretaria dem si è detta pronta a fare il premier. Ha ribadito le due opzioni: «Faremo un accordo a chi prende un voto in più o faremo le primarie, in ogni caso la mia disponibilità c’è tutta perché sentiamo la responsabilità come prima forza d’opposizione del Paese di dare il nostro contributo». Dove la novità è nella seconda parte della frase, ossia nella asserita «disponibilità» a caricarsi dell’onere (e onore) di governare. Come dire: in pista non c’è solo Conte. Un inizio. Al momento l’opzione più plausibile sono le primarie, dal momento che la nuova legge elettorale continua il suo iter, verrà approvata alla ripresa e, nel testo, è previsto l’obbligo dell’indicazione del candidato premier. E qui si apre un nuovo problema, affatto piccolo: le regole delle primarie. Si fa presto, infatti, a dire primarie di coalizione.

Bisognerà stabilire come farle. E il diavolo è nei dettagli. Primo: saranno a un turno (come preferirebbe il M5S) o a doppio turno (come accadde nel 2012 e come vorrebbe Schlein)? Si voterà esclusivamente di persona (come vuole il Pd) o si potrà esprimere un voto anche online (come da tradizione delle consultazioni fatte dal M5S)? Ma in questo caso, quale sarà la piattaforma che gestisce il voto online? Quella del M5S o (per garantire tutti) un’altra? E quale? Altro grande problema: la platea degli elettori. Presumibilmente, per evitare che il voto sia inquinato da elettori non del centrosinistra, bisognerà definire chi può votare. Ma come? Nel 2012 era prevista un’iscrizione precedente al giorno del voto. E sui tempi della pre-iscrizione si consumò uno scontro durissimo tra Pierluigi Bersani e Matteo Renzi. Si farà lo stesso? Ma quanto tempo prima ci si dovrà iscrivere? Un giorno, una settimana, un mese? E chi terrà l’albo degli iscritti? Altra questione: chi si iscrive dovrà firmare una carta in cui aderisce al programma del centrosinistra o no? Tutti apparenti dettagli, ma che, in realtà, possono incidere sul risultato. Per questo, la discussione non sarà banale. Intanto Renzi, ieri sera ospite della Festa dell’Unità a Villalunga, ha annunciato che la prossima Leopolda, l’ultima prima delle elezioni politiche, sarà dedicata a Itaca. “A riprenderci Itaca, a riconquistare Itaca, a ritrovare Itaca. A ritornare a Itaca!”. Colonna sonora, una canzone di Lucio Dalla del 1971. E chissà che cosa ci sarà in quel ritorno.

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