Dici Cencelli e immediatamente ti balza alla mente il “manuale” omonimo usato nella Prima Repubblica - e per la verità mai abbandonato del tutto - per equilibrare i pesi nelle nomine all’interno delle correnti della Democrazia Cristiana. Cencelli, all’anagrafe è, anzi era, Massimiliano Cencelli, nato a Roma l’8 marzo 1936 e scomparso ieri nella capitale all’età di 90 anni. Il suo nome, però, è destinato a restare immortale, più di quello di tanti ministri e capi di Stato. Lui che ministro o capo di Stato non è mai diventato. La sua carriera politica, tutta vissuta all’interno della DeIeri, all’età di 100 anni, si è spenta Maria Pia Prodi, neuropsichiatra e sorella dell’ex premier Romano Prodi. «Mia sorella Maria Pia – ricorda l’ex presidente del Consiglio, al Resto del Carlino – ci ha salutati tutti il 1° agosto nel giorno del suo centesimo compleanno. Poi, per quelle strane cose della vita, in così pochi giorni se ne è andata. Ha avuto una vita lunga e piena, circondata dell’affetto di tutti noi e dei tantissimi nipoti».
Maria Pia Prodi viveva a Reggio Emilia. Il decesso è avvenuto all’arcispedale Santa Maria Nuova, dopo un breve ricovero. Sabato 1° agosto aveva festeggiato con la sua famiglia il traguardo del secolo di vita. Maria Pia lascia la sorella Fosca, i fratelli Romano e Franco con Laura, le cognate Gisella, Sandra e Anna, i nipoti e pronipoti. I funerali si svolgeranno questa mattina presso la chiesa parrocchiale di San Ruffino di Scandiano. Maria Pia Prodi aveva a lungo operato come neuropsichiatra ed era stimata, anche a livello nazionale. Nella sua lunga carriera medica era stata anche primario dell’ex ospedale psichiatrico reggiano San Lazzaro. «Maria Pia – ricordano i famigliari sul sito del Resto del Carlino – è stata anche attiva nel sociale tra cui nei “Medici Cattolici”. Aveva inoltre raggiunto l’Africa per un periodo di volontariato. Una persona di enorme spessore. Era il pilastro della nostra famiglia: nella sua casa ci siamo spesso ritrovati per le feste come in occasione del Natale. Era molto conosciuta per la sua professione di medico neuropsichiatra, attività che aveva continuato a svolgere anche durante la pensione».
Fu in quel ruolo che, anno dopo anno, imparò la politica dei corridoi, delle nomine e delle segreterie. La svolta, quella che portò alla creazione del Manuale Cencelli, arriva al congresso Dc di Milano del 1967. Ad affrontarsi sono i “dorotei” e i “morotei”, ma a sparigliare l carte arriva una nuova corrente, quella dei “pontieri” di cui fanno parte, oltre a Cencelli, anche Sarti (ovviamente), Taviani, Gaspari e Cossiga, che raggranella circa il 12% dei consensi. Arrivato il momento di dividersi gli incarichi, però, quella corrente non sembra essere presa in considerazione. Cencelli protesta e da quell’episodio nasce l’idea - per certi versi semplicemente disarmante - di assegnare pesi diversi non solo alle correnti, ma anche agli incarichi. Nel Manuale Cencelli, in pratica, a ogni incarico veniva attribuito un punteggio. Ogni corrente disponeva di un certo numero di punti, determinato dal proprio peso. Così la distribuzione delle cariche di governo poteva essere costruita incrociando i due valori.
Guai però a parlare di «lottizzazione». Per Cencelli il suo sistema serviva «a garantire un riconoscimento alle minoranze» e a impedire che «la corrente più forte si prendesse tutto». Così come impropria sarebbe la definizione di “manuale”. In realtà era un dattiloscritto di poche pagine contenente i criteri per distribuire i pesi agli incarichi. Col tempo il “Cencelli” è diventato un pilastro della politica trascendendo l’uomo. La Treccani ha da tempo registrato il neologismo “cencellismo” definendolo «tendenza a spartire le cariche pubbliche sulla base del peso elettorale dei diversi partiti o correnti politiche, nota anche come “Manuale Cencelli”». Idem la Garzantina. Lasciata la politica Massimiliano Cencelli si occupò delle pubbliche relazioni dell’Ospedale San Raffaele. Ieri a piangerlo sono stati in primis gli “orfani” della Dc, da Clemente Mastella a Gianfranco Rotondi. Massimiliano Cencelli ci ha lasciati. Il suo Manuale, invece, è entrato nella storia della politica italiana. E difficilmente, anche in futuro, se ne potrà fare a meno.