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Ceuta e Ue: espulsioni, trattati e asilo, la sinistra bara sui migranti

di Fausto Carioti venerdì 21 agosto 2026

4' di lettura

Gira una bufala agostana a sinistra. È una bufala a testata multipla, che al suo interno ne contiene molte altre. Dice che, siccome il governo Meloni ha rimesso per un mese i controlli alle frontiere aeree e marittime con la Spagna, adesso l’Italia è isolata e i meccanismi europei si ritorcono contro di noi. La prova sarebbero i “dublinanti”, i migranti sbarcati sulle coste della Penisola che si sono poi spostati verso nord e hanno presentato domanda di asilo in altri Paesi europei, e che adesso questi Paesi – per ora Germania, Svizzera, Austria, Finlandia e Svezia – hanno deciso di rimandare in Italia. Per l’esattezza: di ricominciare a mandare in Italia, e come vedremo è una differenza sostanziale.

Per l’occasione è risorta dal letargo estivo Elly Schlein: «È clamoroso il boomerang della trovata propagandistica di Giorgia Meloni di sospendere Schengen contro la Spagna». La stessa cosa dicono Giuseppe Conte («L’inutile e dannoso show su Ceuta e delle scelte sui migranti hanno prodotto un bel cortocircuito»), Matteo Renzi («Meloni per rincorrere Vannacci ha infranto le regole europee. E adesso Germania, Svizzera, Austria e Finlandia ci rimandano indietro persone che altrimenti non sarebbero mai tornate in Italia») e ogni altro capo e capetto della sinistra. La premier si conferma l’unico argomento su cui il campo largo smette di essere una babele e riesce a parlare, per qualche ora, la stessa lingua.

Il fatto che sia iniziata la campagna elettorale giustifica il vigore dell’opposizione, non la malafede. L’accordo di Schengen, che regola la libera circolazione all’interno dell’Unione europea, negli ultimi vent’anni ha conosciuto cinquecento sospensioni (la Germania ha appena esteso i controlli alle sue frontiere per altri sei mesi). E non ha alcun legame con i regolamenti di Dublino. Questi stabiliscono che la richiesta di protezione di un migrante deve essere presentata al primo Paese Ue in cui è entrato. L’Italia è il Paese di approdo per centinaia di migliaia di migranti e gli altri Stati possono chiederle di riprendersi quelli che si sono poi trasferiti altrove (i “dublinanti”, appunto), affinché si faccia carico delle loro domande.

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LA SEQUENZA AZZERATA

Sono cose che gli scandalizzati della sinistra conoscono bene. Perché è sempre stato così. Lo sa soprattutto chi è stato premier. Nel quinquennio precedente alla decisione di Piantedosi, quello dal 2018 al 2022, che coincide con la legislatura dei governi Conte, Conte II e Draghi, furono trasferiti in Italia 17.605 dublinanti: una media di 3.521 l’anno. E dal 2014 al 2017, quando a Palazzo Chigi si sono succeduti Enrico Letta, quindi Renzi e infine Paolo Gentiloni, i dublinanti rimandati in Italia sono stati 16.767: in media 4.192 l’anno. Perché così stabiliscono quei trattati, ai quali i governi di allora si adeguarono.

Renzi, poi, la necessità di sacrificare il controllo dell’immigrazione ad altre esigenze la conosce bene. Lo spiegò nel 2017 Emma Bonino, che era stata ministro degli Esteri del governo Letta: «Nel 2014-2016», e dunque durante il governo guidato dall’ex sindaco di Firenze, «che il coordinatore fosse a Roma, alla Guardia Costiera, e che gli sbarchi avvenissero tutti quanti in Italia, lo abbiamo chiesto noi. L’accordo l’abbiamo fatto noi, violando di fatto Dublino. All’inizio non ci siamo resi conto che era un problema strutturale e non di una sola estate. E ci siamo fatti male da soli». Il resto lo ha detto Mario Mauro, che di Letta era stato ministro della Difesa: prima del governo Renzi, «un migrante recuperato da una nave inglese risultava di fatto in territorio inglese. Con il governo Renzi si è accettato che tutti quelli recuperati dalle missioni europee arrivassero sul suolo italiano».

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Il governo in carica rappresenta un’eccezione, ma di segno opposto a quello indicato dalla sinistra. Il 5 dicembre del 2022 Matteo Piantedosi firmò una circolare con cui bloccava i rientri dei dublinanti. Da quel giorno, sino al 31 dicembre 2025, gli altri Paesi hanno inviato circa 80mila richieste di presa in carico di altrettanti migranti, che l’Italia ha respinto, azzerando così i trasferimenti. La sequenza di numeri a quattro cifre è crollata a zero nel 2023, nel 2024 e nel 2025: con il governo Meloni.

Si ricomincia adesso, perché il 12 giugno è entrato in vigore il nuovo Patto Ue per la migrazione. L’Austria ha rimandato in Italia quattro migranti, qualcuno è stato inviato dalla Svezia. Ne arriveranno altri, ma la Germania dovrà vedersela con la «compensazione» chiesta dal governo di Roma, che vuole mettere nel conto i migranti fatti sbarcare dalle ong tedesche nei porti italiani: 2.300 nel solo 2026. Comunque vada, si riparte dai meno 80.000 dei primi tre anni di governo. E a sinistra, dove il modello per le politiche dell’immigrazione si chiama Pedro Sánchez, hanno il coraggio di parlare di «flop» e «boomerang».

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