L’aborto non è un diritto; no alle coppie di fatto; educazione militare a scuola. Sono solo alcune delle proposte contenute nella seconda parte del programma politico di Futuro Nazionale, la formazione guidata da Roberto Vannacci. Proposte che fanno discutere non solo tra le forze politiche che gli si oppongono, ma anche all’interno dello stesso partito. A dar voce al malcontento interno è ancora una volta Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, che fin dalle origini si è posto come think thank di Futuro Nazionale, che sintetizza così la situazione: «Ci sono momenti nei quali il problema di un progetto non sono i suoi avversari. Sono i suoi consiglieri». Una frase che fa sottendere che in questo programma il Centro studi è stato tagliato fuori. «Ogni leader prosegue nell’analisi Sforzini - soprattutto quando cresce rapidamente e intorno a lui cominciano ad affollarsi aspiranti strateghi, teologi improvvisati, reduci di battaglie perdute e custodi autoproclamati dell’ortodossia, dovrebbe ricordare una regola antica: i cattivi consiglieri sono assai più pericolosi dei buoni nemici. I nemici, almeno, stanno di fronte. I cattivi consiglieri siedono accanto, sussurrano, suggeriscono, spiegano che per essere più riconoscibili bisogna essere più estremi, che per essere coerenti bisogna essere restringere il campo, che per costruire il futuro occorre tornare indietro».
IDEE ESTREME
Riflessioni che partono proprio dal programma di Futuro nazionale, che al netto di alcune prese di posizioni comuni ad altre forza del centrodestra, come ad esempio la difesa delle radici e della cultura cristiana del nostro Paese, entra nei dettagli. Pur non chiedendo di cancellare la legge 194 sull’aborto, il programma di Futuro Nazionale interviene pesantemente su di essa: auspica la presenza delle associazioni pro-vita all’interno dei consultori, vieta la somministrazione ambulatoriale o domiciliare della “pillola del giorno dopo”. Il programma, poi, riconosce il concepito «come soggetto titolare di interessi giuridicamente tutelati» e propone di considerare il bambino già durante la gravidanza ai fini dell’accesso a bonus e agevolazioni, dalle borse di studio alle case popolari.
Una scelta che in ottica vannacciana dovrebbe servire a incentivare la natalità, ma che allo stato attuale rischia di trasformarsi in un boomerang, visto che al momento i figli li fanno solo gli immigrati (come certificato da tutti i dati sul tema), che dunque verrebbero ancor più agevolati rispetto agli italiani. Insomma, un controsenso. Così come lasciano perplessità altre proposte come il “Reddito di rinascita” per le madri o ancora il “Mutuo tricolore” che azzera gli interessi al terzo figlio. Per non parlare dell’idea di dare il “voto plurimo” ai padri in base al numero di figli... «In queste ore si leggono proposte che riguardano la famiglia, l’aborto, il concepimento, le unioni civili, l’eutanasia, l’omosessualità, la religione - spiega ancora Sforzini - Ma quando una proposta politica pretende di parlare al futuro, la prima domanda è: verso quale secolo stiamo andando?».
DESTRA DI ROTTURA O DI DIALOGO
Anche perché spiega il presidente del Centro Studi: «Una destra che voglia governare una grande nazione occidentale dovrebbe avere l’ambizione di persuadere uomini liberi, non quella di educarli sotto tutela. Il punto, dunque, non è essere “più a destra”. È capire quale destra. Esiste una destra liberale, risorgimentale, nazionale, occidentale - analizza Sforzini -, che considera la libertà individuale non una concessione dello Stato, ma il limite dello Stato. Esiste una destra che difende la famiglia senza entrare nelle camere da letto, che può sostenere la natalità senza istituire polizie morali. E poi esistono le cornacchie nere. Sono quelle che consigliano di rispondere alle inquietudini del XXI secolo con il prontuario del XIX». Un’analisi lucida che pone a Vannacci un grande interrogativo: costruire una forza politica in grado di dialogare col centrodestra, o una che giochi in solitaria occhieggiando pericolosamente al passato?