Centotrentadue miliardi e spiccioli. Ecco il conto, per difetto, del superbonus fiscale. Sono i dati del ministero dell’Economia e delle Finanze sui lavori giunti a conclusione finora, il 98,5% del totale. Con il famoso 110% di incentivo allo spreco edilizio a spese delle casse pubbliche, Giuseppe Conte si vanta di aver risollevato l’economia italiana dopo il Covid. La realtà è che il superbonus è stato un cappio con il quale l’ex premier ha legato le mani a chi è venuto dopo di lui. La misura, della quale hanno beneficiato solo il 4% degli immobili italiani, per lo più quelli di proprietà dei ceti più agiati che si potevano permettere di anticipare le spese, ha sottratto risorse per una pianificazione economica in grado di produrre effetti duraturi e benefici nel tempo.
DOPING
L’incentivo ha fatto ciò per il quale era programmato, ha agito come un doping del prodotto interno lordo e, per sua natura, una volta esaurito, non poteva lasciare altra eredità che un debito dello Stato verso chi ne ha beneficiato per aumentare la propria ricchezza personale. Ricordiamo questo perché, ormai in piena campagna elettorale per primarie del campo largo che, ogni giorno che passa, si allontanano sempre più, il leader M5S non perde occasione per contestare il governo, anche sull’economia. In particolare, Giuseppi sta rivaleggiando con Elly Schlein negli attacchi sul caro-benzina, come se, con lui a Palazzo Chigi, Donald Trump non avrebbe attaccato l’Iran. «Il costo del carburante è fuori controllo e i 17 centesimi di riduzione per il gasolio stanziati da Giorgia Meloni sono tardivi e ridicoli. Serve un nuovo Pnrr europeo - altro debito in carico alle generazioni future; ndr - per l’energia e l’industria e bisogna tassare gli extraprofitti dei colossi energetici e delle banche»: questa è la ricetta del giurista improvvisato economista.
SOLDI
Troppo facile, avvocato. Dall’immensità di un buco di 132 miliardi, che sarebbe ancora più grande se l’attuale esecutivo, nel tempo, non avesse ridotto i crediti fiscali prima al 70% e poi al 60% e al 50%, l’ex premier tiene lezioni su come impiegare il denaro pubblico che lui ha sparso a piene mani pur non avendolo. Tratteggia come la peggior sciagura del secolo l’aumento del carburante, che è sì un grave danno ma finora è costato agli italiani meno di due miliardi e non 132. Una cifra, quella del super bonus, che lievita in un attimo a 174 miliardi se alla misura madre si aggiungono i piccoli ma costosi bonus sulle facciate degli edifici, per l’acquisto di elettrodomestici, quello per il sisma, per eliminare le barriere architettoniche e per gli infissi e i cappotti termici delle case.
Solo in un Paese al contempo smemorato e ideologico come il nostro può accadere che un politico che ha provocato un buco di 174 miliardi, tappato con i soldi degli italiani, rimproveri a chi lo ha sostituito di non fare abbastanza sforzi per compensare le perdite dei contribuenti alla pompa di benzina determinate da una guerra scoppiata in un altro continente e della quale nessuno da noi ha alcuna responsabilità.
POLITICA COORDINATA
Quanto al tassare i cosiddetti extraprofitti delle compagnie petrolifere, che è una delle poche idee che Conte condivide con Schlein, l’esecutivo italiano, insieme a quelli di Germania, Spagna, Portogallo e Austria, ha chiesto all’Unione Europea una politica fiscale coordinata. I due statisti del campo largo ignorano infatti che la scelta di un singolo Stato sarebbe un autogol, perché significherebbe sabotare le proprie imprese mettendole in una situazione svantaggiosa di concorrenza sleale rispetto alle compagnie delle altre nazioni Ue. Fintanto che Bruxelles non dirà sì, il destino è navigare a vista. L’orizzonte più prossimo è il 6 settembre, quando entreranno in vigore le accise mobili decise a inizio agosto, un meccanismo che aggancia l’entità del balzello all’oscillare del prezzo del carburante: più il secondo sale, più la prima scende. Dopodiché starà alla legge di bilancio di fine anno valutare eventuali contributi particolari da parte delle compagnie che si sono particolarmente arricchite grazie al caro carburanti; un po’ come è già avvenuto per le banche.