Ci sono gli uomini e i non uomini. I primi, seguendo i parametri di Elio Vittorini, sono gli illuminati coloro che sorgono dalla Rivoluzione francese e hanno portato il sapere nel mondo. I secondi sono l’orrore - parola da intonare con la voce del colonnello Kurtz di Apocalypse Now - leggasi i fascisti. I primi colti e intellettuali, in stile Alain Elkann nell’estate 2023 che legge Proust in treno verso Foggia con affianco dei giovani chiassosi definiti “lanzichenecchi”, elettori del campo largo. I secondi, ça va sans dire, sulla scheda elettorale scelgono Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e i peggiori Futuro nazionale. La retorica del presidente del Partito democratico, Stefano Bonaccini, ovvero quella che vede gli elettori di destra come una pletora di ignoranti è un riflesso pavloviano che l’antifascismo ha portato in dote alla sinistra. Superiorità morale incapace di essere contenuta, manco fosse la sindrome di tourette.
Nel novembre del 2019 Corrado Augias, dagli studi di La7, durante il programma diMartedì condotto da Giovanni Floris ha scolpito il manifesto di questa tesi. «Essere di destra è facile». Applausi in sala. «Vuol dire andare incontro a quelle che sono le spinte istintive che quasi tutti hanno. E che vengono invece moderate e indirizzate magari meglio dal ragionamento, dalla conoscenza degli argomenti, da un senso nobile di altruismo. Da tante cose. Essere di sinistra è più difficile.
Quello di sinistra gioca su un terreno dove la conoscenza degli argomenti è fondamentale, quello di destra dice “gli immigrati mi fanno schifo” fine del discorso. La cosa finisce lì». Nessuna perifrasi, dritti al punto. Da far impallidire pure la schiettezza di Bonaccini. Come non rammentare il monologo, questa volta su Rai3 nel 2022 quando ancora c’era Che tempo che fa sull’emittente di Stato, di Michele Serra un paio di settimane prima che la Meloni si insediasse a Palazzo Chigi.
«Nella mia prossima vita, se «Essere di destra è facile. Vuol dire andare incontro a quelle che sono le spinte istintive che quasi tutti hanno. E che vengono invece moderate e indirizzate magari meglio dal ragionamento. Essere di sinistra è più difficile».
La vita a sinistra è troppo complicata, come se la semplicità fosse un vizio». Certo perché a «sinistra si parla sempre, si par«A destra non si fanno tutte queste storie. Chi è il capolista nel nostro collegio? Gengis Khan. Ma chi, quello dell’orda d’oro? Sì è lui, ma è stato molto tempo fa ed è cambiato. Va bene, allora se è cambiato non c’è problema». A destra invece, Cazzullo dixit, basta un capobanda per risolvere le traversie. Anche quelle elettorali. «La vita a destra è più semplice, più spensierata». Ovvero? «Ci sono le elezioni? Benissimo, nessun problema. Si fa l’appello dei presenti: chi c’è c’è. Si raccoglie tutto in un bel cartoccio, legato con lo spago». Sarebbero capaci di eleggere anche Gengis Khan. «Ma chi, quello dell’orda d’oro? Sì è lui, ma è stato molto tempo fa ed è cambiato. Va bene, allora se è cambiato non c’è problema.
Votiamo tranquillamente, serenamente Gengis Khan». Malcelata ironia. E al cinema? Prendiamo Paolo Virzì, basta fare un passo indietro e tornare al 2024.
Uscita della pellicola Un altro ferragosto. Nel film compare Cesare interpretato da Vinicio Marchioni. Ovvero il futuro marito, palestrato e tatuato, di Sabry l’influncer inseguita dai partiti di destra. «Paolo - riferiva l’attore a Repubblica - mi ha detto solo: è uno con gli occhi di una mucca. Sintesi perfetta per definire la sua mancanza intellettuale: un ignorante fascista, un parvenu che si approfitta della compagna, pessimo partner. Lo abbiamo costruito pensando alla mascolinità tossica dei fratelli Bianchi, gli assassini di Colleferro». In sintesi come la sinistra vede quello che è altro da lei. Tornando al 2026 impossibile non ricordare le parole del sindaco di Genova, Silvia Salis. «Essere cresciuta in una famiglia di sinistra ti dà un grande vantaggio: imparare ad alimentare negli altri sentimenti positivi, non la paura».
Certo le famiglie di destra possono far riabilitare anche i Sawyer di Non aprite quella porta. Chiudiamo rivolgendoci a Natalia Aspesi. All’inizio dell’anno intervistata da Robinson, il supplemento culturale di Repubblica, alla domanda se vorrebbe essere di destra ha risposto: «Per carità. Sono vecchia, ma non sono deficiente». Gli inadatti siamo noi, siete voi: quelli fuori dalla Ztl del pensiero. Quelli “insensibili” alla questione morale sollevata dal duo Berlinguer-Scalfari, ma soprattutto volutamente sprovvisti di patenti di agibilità politica.