Da giorni imperversa la polemica relativa alle affermazioni di Bonaccini secondo cui il voto espresso a favore della destra provenga da chi ha «poco studiato, da chi vive nelle aree interne o nelle periferie delle città e da chi sta peggio economicamente». Un’affermazione forte, ben poco rispettosa e consapevole. Una considerazione snob ed inaccettabile da parte di un rappresentante di una sinistra arrogante in quanto convinta di essere depositaria della verità. Tanto ha creato sgomento, ma se riflettiamo con attenzione ci accorgiamo che non è una dichiarazione estemporanea di fine estate condizionata dal gran caldo, ma la cifra di un approccio intellettuale tipico di una sinistra che non accetta il confronto dialettico con chi esprime un’idea diversa.
Del resto non dovremmo meravigliarci nella misura in cui il pensiero unico è stato alla base dell’affermazione dei regimi comunisti in cui la cifra era rappresentata dalla repressione del dissenso e tesa a bandire e criminalizzare qualsiasi corrente di pensiero alternativa. Bonaccini, degno erede di una tale cultura comunista, ripropone uno schema e risponde alla medesima logica affermando sostanzialmente che chi non vota a sinistra sbaglia ed è ignorante ed inconsapevole.
Credo a questo punto che sia arrivato il tempo in cui nel nostro Paese gli intellettuali (ben più titolati di chi scrive) di destra assumano una posizione forte perché sono stanco di assistere ad una pantomimica rappresentazione di superiorità elitaria da parte di una presunta intellighenzia di sinistra, afflitta da un incorreggibile complesso di superiorità, che non perde occasione per dare lezioni gratuite e non richieste. A Bonaccini vorrei chiarire che l’offensività delle sue parole è cartina al tornasole di una cultura parziale ed inaccettabile in cui la sensibilità consapevole delle scelte viene affidata ai titoli di studio. Un incipit estremamente pericoloso e scivoloso soprattutto se azionato da chi si propone di dare lezioni non avendone titolo.
Bonaccini del resto col suo diploma e con la sua carriera lavorativa (non ha mai svolto un lavoro essendo stato esclusivamente impegnato in politica per quanto è dato sapere) dovrebbe stare attento, allorquando si esprime, rammentando che il suo reddito è stato garantito solo ed esclusivamente da tutti i cittadini italiani. Gli stessi cittadini che lui definisce sostanzialmente inconsapevoli. Gli stessi cittadini (come chi scrive) che hanno fatto i sacrifici per studiare e che credono legittimamente in valori diversi dai suoi. Valori improntati al rispetto delle opinioni altrui. Valori in cui il ceto sociale non determina una posizione di vantaggio. Valori come il rispetto dello Stato e delle Istituzioni. Valori come il desiderio di vivere in un Paese in cui ci sia il corretto bilanciamento tra i diritti ed i doveri.
Valori quali la speranza di veder primeggiare il merito ed attraverso i quali i nostri figli non siano più costretti ad emigrare per veder riconosciuto il loro talento. Onorevole Bonaccini, queste sono le ragioni per le quali voto la Meloni ed appoggio il centrodestra. Perché da queste idee mi sento rappresentato. E se lei dovesse, per il mio libero esercizio del diritto di voto, continuare a considerarmi ed epitetarmi ignorante, me ne farò una ragione rammentando orgogliosamente che chi fece assurgere a rango di categoria filosofica l’ignoranza fu un certo Socrate, la cui compagnia mi onorerebbe e darebbe il giusto senso alle mie scelte ed alla mia esistenza (scusandomi per aver osato di rappresentare una espressione culturale al cospetto di un esponente della intellighenzia di sinistra).